L’ora della bugia

L’ora della bugia

È credibile Beppe Sala mentre si fa fotografare con la maglietta di Che Guevara per strizzare l’occhio al movimentismo della Milano alternativa?

Proprio lui che era a capo di quell’Expo considerata il male assoluto dai centri sociali? Neanche un po’. È credibile Stefano Parisi con la bicicletta vintage da ecologista mentre pedala come Bartali dopo essersi sbilanciato per tutta la campagna elettorale contro le piste ciclabili e l’Area C? Neppure. Per i candidati ai ballottaggi arriva l’ultima notte, quella della verità. E le piccole bugie sprecate per convincere gli irriducibili risultano ingenue e un po’ infantili in una Milano che - data per persa Roma da Renzi - diventa il vero ago della bilancia nel primo braccio di ferro fra centrodestra e centrosinistra dell’era post Nazareno.

In questa corsa all’ultimo voto Parisi ha mostrato meno prudenza del rivale e, forse perché dialetticamente più attrezzato, si è esposto parecchio. Per spostare il baricentro elettorale dei commercianti ha messo in dubbio il valore dell’Area C, misura cardine in una metropoli che vorrebbe essere al passo con l’Europa quanto a sensibilità sull’ambiente. E per non contrariare il popolo degli automobilisti s’è lasciato scappare: «Avete mai visto le ciclabili sulla Fifth Avenue di New York?», come a dire che sarebbero fuori luogo. E invece, anche se non le ha viste lui, ci sono: a Manhattan si snodano 386 chilometri di piste per ciclisti, che il candidato del centrodestra s’è inimicato in blocco con una domanda di undici parole. Ecco, un politico non avrebbe mai sbagliato certe uscite. Perché da sempre, le bugie, le sa raccontare meglio.

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