Morgan il vecchio

Morgan il vecchio

Cosa può avere a che fare il «mi alzo e me ne vado» del cantante Morgan dalla giuria di X Factor con la democrazia popolare della rete? E cosa c’entra la copertina sbagliata di un libro d’una casa editrice autorevole come Einaudi con la cultura web?

Tutto si tiene in questa stagione rivoluzionaria. Non è un sessantotto, ma è un cambiamento potente e silenzioso che ci impone una riflessione. Morgan se n’è andato perché - lui icona, lui che impone mode e musica - è stato detronizzato come un anziano signore démodé dal voto popolare, che lo ha costretto a bocciare in diretta uno dei suoi due pupilli nella gara canora che catalizza in Tv l’attenzione di giovani e social network.

«Vado via perché non condivido la deriva presa da questa trasmissione». Perspicace nell’accorgersi che il giudice non era più lui, ma il pubblico a casa. E non per finta come accadeva col televoto a Sanremo. Morgan se n’è andato (e tornerà, figuriamoci) perché s’è accorto di non essere più un traino, bensì il trainato da una massa che non accetta i giudizi dall’alto, ma impone i suoi un tanto al chilo con numeri veri.

E il libro? Ancora più illuminante l’errore fotografico di Einaudi, che per illustrare le Lettere di John Fante ha cercato lo scatto migliore su Google, salvo poi verificare (a libro stampato) che si trattava dell’immagine di un altro scrittore. Morgan ha scoperto il gusto di massa, Einaudi la superficialità della cultura approntata dalla rete per le masse. Tutti e due hanno colto il nocciolo del problema nella società web: l’assenza del controllo qualità


giorgio.gandola
Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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