Morte in diretta

Morte in diretta

C’è qualcosa di beffardo nella tragedia avvenuta in Argentina in cui hanno perso la vita tre campioni francesi dello sport (la velista Arthaud, la nuotatrice Muffat e il pugile Vastine) e altre sette persone.

Gli elicotteri che li stavano trasportando nella giungla si sono scontrati, incidente terribile e letale. Ma la crudeltà del destino è nel motivo del volo: le vittime erano tutte concorrenti di Dropper (programma di Tf1, la Rai francese, gemello dell’Isola dei famosi) che stavano preparandosi per essere abbandonati in una zona disabitata a cavarsela da soli davanti alle telecamere. Nel reality i protagonisti non sono soltanto i personaggi, ma anche e soprattutto i luoghi.

Un’isola, una foresta, una fattoria, con tutte le imprevedibilità del caso. Nel reality vince chi riesce ad entrare meglio in sintonia con la natura che lo circonda e a superare prove messe lì apposta dal regista per temprare, esasperare e poi selezionare. Il limite del reality, ciò che sta provocando una stanchezza difficilmente arginabile del telespettatore, è la certezza che dietro eventi presentati come naturali ci sia un copione, il burattinaio che tira i fili e favorisce (anche se non determina) l’evoluzione del programma verso un personaggio piuttosto che un altro. Verso una situazione piuttosto che un’altra.

Il rogo dei due elicotteri ci urla ancora una volta, è il caso di dirlo, che la realtà è un’altra cosa. E una corrente ascensionale sbagliata può fare la differenza. Nella realtà, a telecamere spente, non hanno un ruolo solo volti e luoghi. Purtroppo ce l’ha anche il destino.


giorgio.gandola
Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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