Non era acqua di Colonia
La cattedrale di Colonia

Non era acqua di Colonia

No, non era acqua di Colonia, ma «un profumo che istiga gli uomini alla violenza». Lo ha detto con aria del tutto serena l’imam della moschea salafita Al Tawheed per giustificare le aggressioni della notte di Capodanno nella città tedesca.

Uno dei punti più bassi del rapporto fra islamici e il resto del mondo è stato banalizzato con sorprendente superficialità da un’autorità religiosa dalla quale ci si dovrebbe attendere saggezza e prudenza. La dichiarazione, rilasciata a una Tv russa e rilanciata da un video sul web, fa letteralmente cascare le braccia. «Gli uomini che aggredirono le donne a Colonia non sono colpevoli - spiega l’imam Sami Abu-Yusu -. La colpa degli abusi è delle vittime stesse, vestite all’occidentale, in modo sconveniente, e con un profumo in grado di istigare gli uomini alla violenza».

Quella notte, che non va strumentalizzata ma neppure sottovalutata per il suo impatto psicologico sulle persone di onesti sentimenti, 521 ragazze hanno denunciato aggressioni e molestie in un clima di terrore. La polizia tedesca, che non seppe mantenere l’ordine pubblico, si sta impegnando in un’indagine imbarazzata e difficile.

Gli stessi media, spesso inclini a dare le notizie prima che accadano, attesero quattro giorni prima di far trapelare i fatti. Il clima resta teso, la stessa cancelliera Merkel non è mai stata così politicamente debole come in queste settimane. Anche per questo l’uscita dell’imam è un autogol clamoroso che ci conferma una realtà di fatto: la pesante discriminazione della donna nella società islamica resta il simbolo più evidente di un percorso culturale mai portato a termine.


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Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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