Nuoce gravemente alla salute
La sede di Banca Etruria ad Arezzo (Foto by ANSA)

Nuoce gravemente
alla salute

In fondo alla settimana consacrata (dai media) a Banca Etruria, fra i tanti interrogativi ce n’è uno poco esplorato: che differenza c’è fra risparmiatori e investitori?

Se stiamo alle decisioni del governo, nessuna. Il dovere sacrosanto di restituire ai primi i denari perduti nelle trappole del management si interseca con la volontà di rabbonire anche i secondi, vale a dire coloro che avevano acquistato le famigerate «obbligazioni subordinate».

Sull’onda emotiva delle legittime proteste da parte dei numerosi gabbati (promotori furbetti, pagine firmate ma non lette, postille in corpo quattro), s’è deciso di lanciare il salvagente a tutti.

È la prima volta che ciò accade e se fossimo possessori di bond argentini o di azioni Parmalat dell’era Tanzi ci sentiremmo beffati due volte. Allora chi rimase impigliato nella rete della finanza tossica pagò cara la differenza - del tutto evidente - fra risparmiatori che hanno messo da parte i risparmi su un conto ritenuto sicuro e investitori che collocano il loro denaro su prodotti in grado di farlo lievitare al meglio.

«Preferisce prudente o ad alto rischio?». Chi decide di correre il rischio dovrebbe sapere che può vincere, ma può anche perdere. I fattori di rischio esistono e in natura non sono rimborsabili. In questo caso, si obietterà, si parla anche di persone finanziariamente poco avvedute che vanno salvaguardate dagli squali. Vero.

In questo caso meglio sarebbe che il risarcimento arrivasse da un Tribunale dopo una sentenza piuttosto che dallo Stato. Detto questo, sarebbe anche utile pretendere che sui prodotti più scottanti sia scritto in rosso, a caratteri cubitali: «Alto fattore di rischio». Come quel «nuoce gravemente alla salute» che troviamo sui pacchetti di sigarette. Anche in banca è importante smettere di fumare.


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Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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