Posapiano

Posapiano

Chi s’aspetta un’accelerazione sulla revisione della spesa pubblica legga con attenzione le ultime due immortali frasi del nuovo sforbiciatore ufficiale del governo, Yoram Posapiano Gutgeld, chiamato da Renzi a sostituire il commissario Cottarelli nella più ingrata delle avventure, la riduzione degli sprechi di Stato.

Frase uno: «La spending review? Abbiamo fatto una riunione». Con calma, non corriamo il rischio di affannarci. Mentre l’Iva fu aumentata in una notte e le 32 sigle prima di arrivare all’Imu più Tasi furono partorite in modo surreale in un mese (unico lascito del governo Letta), ecco che i tagli ai privilegi del potere hanno ben altro timing; la commissione si è riunita una volta, come se si trattasse di un ente inutile e non di una task force strategica per ridurre la spesa pubblica.

Per portare, per esempio, i centri d’acquisto della Sanità da tremila a quattro, i prodi di Gutgeld dovrebbero riunirsi una volta ogni sei giorni. Seconda frase: «Non faremo tagli da ragioniere». Il concetto vuol mostrare saggezza, ma in realtà mostra solo pigrizia, nasconde bizantinismi e attendismi a noi ben noti, alla base dei buchi nell’acqua dei suoi predecessori, fermati sulla soglia delle lobby e degli interessi famelici dei partiti. «Dalla Sanità potremmo risparmiare 10 miliardi», è il terzo pensiero del guru, evidentemente mutuato dal libro nero di Cottarelli, a significare che almeno lo ha aperto.

Così va dalle parti del Parlamento mentre si profila la chiusura di agosto. Così va. Se la politica economica viene fatta dai giudici costituzionali e quella della Scuola dai giudici di cassazione, sarebbe bene che la spending review non fosse demandata all’Europa. La Troika, come Atene insegna, agisce in fretta e non fa sconti.


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Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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