Sale Marino

Avete fatto la scorta di pop corn? Ignazio Marino torna in sella, la soap opera continua e Roma attraversata da una ventata di follia politica si trasforma in una giungla abitata da fauni, folletti e spiriti allegri. Giovedì 29 ottobre all’ora del tè Marino ha ritirato le dimissioni (dopo 16 giorni) felice e sorridente, non perché siano decaduti i motivi per i quali le aveva firmate, ma perché ha maturato il desiderio di sgambettare Renzi e mettere sotto con la Panda rossa l’intero Pd.

Ignazio Marino è così, istintivo e umorale. E quando ha saputo che il suo partito di riferimento stava per orchestrare dimissioni in massa dei consiglieri comunali per metterlo alle strette, ha deciso di rispolverare la corona. E, credendo di essere Napoleone, di rimettersela in testa. Non ci avevano convinto le sue dimissioni per due scontrini e una cena da un oste millantatore; ci convince ancora meno questo teatrino sulla pelle di una città definita allo sbando da chi ci abita.

Marino non ha più coperture politiche, è un uomo solo al comando. E anche se ha qualche innegabile merito rispetto ai predecessori (per esempio aver tagliato il cordone con il malaffare diffuso), la sua propensione a pasticciare e a comunicare male lo ha travolto. Adesso, per dire, i suoi migliori alleati stanno a casa Pound perché «è l’unico che tiene in scacco il Pd». Il paradosso è curioso. Roma osserva perplessa la scaramuccia dai suoi duemila anni di storia. Milano ha fatto tesoro dell’Expo per rilanciarsi, la capitale ha in mano il Giubileo per imitarla. Ma ciò sarà impossibile fino a quando un sindaco a singhiozzo rimarrà rinchiuso nel Campidoglio deserto. Senza neppure le oche a fargli compagnia.

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