Una benedizione

Una benedizione

Respinto per questioni di opportunità. Si può rispondere così a Gesù? Accade anche questo oggi in Italia, dove nessuna certezza che non sia liquida fatica ad adeguarsi alla superficialità imperante.

L’altroieri il parroco di Perignano, in provincia di Pisa, aveva bussato alla porta della scuola elementare per impartire alle classi la benedizione pasquale. Ma la preside, evidentemente spaventata da eventuali proteste con relative conseguenze mediatiche, ha preferito non aprire. S’è trincerata dietro un generico «qui le religioni sono tutte uguali e lo Stato è laico» e ha tenuto ben serrato l’ingresso dell’istituto. Ormai il negazionismo involontario è diventato uno sport. A Natale c’è chi dice no al presepe (ne sappiamo qualcosa qui a Bergamo), a Pasqua c’è chi non vorrebbe vedere rami d’ulivo e poi crocifissi e men che meno benedizioni.

Ma il laicismo più vuoto e privo di senso non ha vinto neppure questa volta. I genitori indignati hanno organizzato un sit-in di protesta davanti alla scuola e la loro didattica è risultata più efficace di quella della preside. «Ci sono tradizioni territoriali che non si possono cancellare con un colpo di spugna - ha spiegato il parroco don Zappolini -. Non è rinnegando le proprie radici che si favorisce l’integrazione». Alla fine la benedizione c’è stata, sollecitata pure dalla mamma di un bimbo musulmano. Così Gesù è entrato ed è salito sul crocifisso. Un giorno Cacciari rispose ad Adel Smith: «Fate pure togliere il crocifisso dalle pareti. Lì dov’era, rimarrà sempre l’alone del vuoto a dimostrare che è risorto».


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Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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