Una squadra unica che passerà alla storia della Serie A

Una squadra unica
che passerà alla storia
della Serie A

Dopo un 7-0, inevitabilmente fai i conti con la storia. Una squadra che in quattro partite di campionato infila due vittorie di fila per 5-0 (Milan e Parma) e poi cala il settebello come pronta risposta alla brusca e inattesa battuta d’arresto contro la Spal (1-2), ultima in classifica, a memoria non si era mai vista. Sono 18 reti in un mese. Una reale macchina da gol, oltre ogni metafora, oltre la retorica.

Persino le big storiche della Serie A, dal Milan delle meraviglie di Sacchi e Capello all’Inter e alla Juve nei loro cicli più luminosi, dal Napoli di Maradona al Grande Torino che fu, squadroni che hanno riempito di trofei le proprie bacheche, segnavano in questa quantità con così ravvicinata continuità.

Nelle interviste del dopo-partita, l’altra sera Gasperini ha detto tra l’altro una cosa importante: «Questa Atalanta rappresenta qualcosa di nuovo per le avversarie». Questa Atalanta è qualcosa di unico nel nostro campionato e per questo passerà alla storia, anche se non dovesse vincere alcun trofeo. Perché è effettivamente una squadra inedita rispetto alle altre italiane, in virtù di quella miscela esplosiva di intensità, tecnica, intelligenza tattica, organizzazione ed espressione di gioco. Una squadra spettacolare che si è affacciata in Europa e ne ha divulgato la mentalità nel nostro Paese più di quanto l’abbiano fatto gli altri club italiani ben più abituati alle sfide internazionali.

I nerazzurri di Gasperini hanno rotto schemi consolidati del nostro campionato e se ne sono accorti anche all’estero. In Francia c’è persino chi scrive che non è mai troppo tardi per innamorarsi dell’Atalanta.

Proprio mentre Gasperini rispondeva ai giornalisti all’Olimpico di Torino, per un’amarissima coincidenza le agenzie davano la triste notizia della morte di Pieter Robert Rensenbrink, stella di quella meravigliosa Olanda che negli anni Settanta rivoluzionò il calcio mondiale, con la forza di un diluvio universale. Ogni giocatore di quella nazionale rappresenta un monumento alla bellezza del football. Proprio gli Orange furono la preistoria, il big bang di quel calcio totale che oggi pratica l’Atalanta. Nessuno in Italia potrebbe evocarli meglio.


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