Pokémon Let’s Go,  tra nostalgia e futuro

Pokémon Let’s Go,
tra nostalgia e futuro

In circa vent’anni di storia il franchise Pokémon è riuscito ad abbracciare due diverse generazioni di appassionati: molti di quelli che negli anni 2000 sono cresciuti con Pokémon Blu, Rosso e Giallo ora sono genitori di piccoli giocatori di Pokémon Go. Pokémon Let’s Go si pone l’obiettivo di unire queste due generazioni con un prodotto a metà strada tra tradizione e innovazione. Missione compiuta?

Piattaforma: Nintendo Switch

Genere: videogioco di ruolo

Sviluppatore: Game Freak

Produttore/Distributore: Nintendo

PEGI: 7

Era il 1999 e in Italia – come nel resto del mondo – impazzava la mania dei Pokémon, colorati mostriciattoli nella maggior parte dei casi molto simili ad animali o, più raramente, a creature leggendarie come draghi o serpenti marini che possono essere catturati e poi fatti scendere in campo tramite apposite sfere per prendere parte a combattimenti (dove però non muore nessuno). Oltre al famoso cartone animato (anime) con protagonista Ash Ketchum (di cui vengono ancora prodotti nuovi episodi), il ragazzino accompagnato da Pikachu che coltiva il sogno di diventare il miglior allenatore del mondo, è con i videogiochi per Game Boy di fine anni ’90 che tutto è cominciato. Nello specifico Pokémon Blu, Rosso e Giallo per Game Boy Color, titoli che chi è stato bambino, pre-adolescente o adolescente negli anni 2000 conoscerà molto bene.

Fatto questo doveroso salto nel passato, è giusto sottolineare che – come era lecito aspettarsi – l’interesse per i Pokémon è andato negli anni via via scemando, mantenendo comunque un certo grado di richiamo (soprattutto in Giappone, dove il brand è nato). Nel 2016 si è poi assistito ad una vera e propria rinascita della mania grazie all’app per iOS e Android di Niantic Pokémon Go, ancora oggi molto utilizzata. Pokémon Let’s Go Pikachu (o Eevee), remake dello storico Pokémon Giallo e primo videogioco della serie ad approdare su Nintendo Switch, deve moltissimo all’app firmata Niantic.

Sin dai primi minuti di gioco, infatti, in Let’s Go l’influenza di Pokémon Go è davvero molto evidente. A colpire maggiormente è sicuramente la meccanica di cattura delle creature selvatiche. Se nei vecchi capitoli per Game Boy, infatti, il giocatore doveva indebolire i Pokémon incontrati lungo il cammino attaccandoli con i propri prima di poterli catturare, in Let’s Go sarà sufficiente lanciare una pokéball verso la creatura (sfruttando il sensore di movimento del Joy-Con o pigiando semplicemente un tasto, a discrezione), proprio come accade nell’applicazione di Niantic. Per indebolire il Pokémon di turno si dovranno usare le bacche, altro aspetto mutuato da Pokemon Go. Ciò non influirà però sul livellamento della squadra dei Pokémon (ne possono essere portati con sé sempre un massimo di sei): con le catture i Pokémon accumuleranno punti esperienza salendo di livello, e lo stesso accade con i combattimenti, che non cambiano rispetto ai vecchi capitoli per Game Boy Color.

Un cambiamento che se da un certo punto di vista appiattisce la componente ruolistica di Pokemon Go (già non particolarmente forte per sua stessa natura), dall’altro velocizza l’esperienza di gioco e la rende in qualche modo più al passo con i tempi. Ciò ha due conseguenze: i giocatori di vecchia data potrebbero trovarsi inizialmente un po’ spaesati (ma basteranno pochi minuti di gioco per abituarsi alla novità), mentre le nuove leve che si sono avvicinate al mondo dei Pokémon proprio con il titolo di Niantic si troveranno più a loro agio. Ad alimentare questa forte interconnessione fra i due giochi la possibilità di inviare i Pokémon catturati in Pokémon Go (ovviamente solo quelli della prima generazione, varianti di Alola comprese) a Pokémon Let’s Go, ma questo solo una volta giunti in una delle ultime città che si incontreranno durante l’avventura. Una scelta di game design molto intelligente e che spinge il giocatore a portare a termine l’avventura prima di potersi godere questo “bonus”, che altrimenti rischierebbe di bruciare o mettere in ombra la campagna di Let’s Go anzitempo. Una campagna che comincia a sentire il peso degli anni nonostante l’ibridazione con alcune meccaniche di Pokémon Go studiate per svecchiare la formula e attirare i ragazzini di oggi e l’elemento nostalgia ad uso e consumo dei “ragazzini di ieri”. Altro cambiamento significativo (e ancora legato al gameplay di Pokémon Go) è l’incontro con i Pokémon selvatici: ora il giocatore li può vedere a schermo e quindi decidere al momento se provare a catturarli oppure evitarli bellamente girando al largo.

Come nei primi capitoli del videogioco Pokémon per Game Boy Color, anche Let’s Go è ambientato nella regione di Kanto, quella dei primi 151 Pokémon, per intenderci, e dove Ash Ketchum ha mosso i suoi primi passi nel mondo delle lotte. Quindi, proprio come Pokémon Giallo il giocatore nei panni di un allenatore di Pokémon (maschio o femmina) sarà chiamato a conquistare le otto medaglie della regione (sfidando ad esempio le vecchissime conoscenze Brock e Misty, capipalestra delle loro città) per poi accedere alla Lega Pokémon e sconfiggere dunque i migliori allenatori della regione. In questo caso ben poche sono le sorprese: a grandi linee, infatti, l’avventura narrativamente ripercorre quanto già visto nei capitoli degli anni ’90, con le incursioni di quei pasticcioni del Team Rocket e gli incontri con il rivale/amico.

Tornando al gameplay, tra le novità più interessanti degna di nota la cooperativa locale, grazie alla quale semplicemente impugnando e scuotendo un secondo Joy Con (è infatti sufficiente un solo controller per giocare) verrà catapultato all’interno del gioco un secondo allenatore che accompagnerà il primo nella sua avventura, affiancandolo nei combattimenti (i Pokémon del giocatore principale vengono condivisi) e nelle catture. Una soluzione che non conferisce maggior spessore all’esperienza di gioco, ma può essere molto interessante, ad esempio, per un genitore che vuole passare qualche ora in compagnia del suo figlioletto “catturandoli tutti”. Sul fronte multiplayer non manca la possibilità di prendere parte a lotte o scambi in locale (tramite una seconda console Switch) oppure online con allenatori provenienti da ogni angolo del globo attraverso un sistema di connessione tramite codici; ma in questo ultimo caso è necessario essere abbonati a Nintendo Switch Online. La componente online si è rivelata però davvero molto scarna, e priva di opzioni interessanti e al passo con i tempi: scontri e scambi sono gestiti da un sistema di connessione legato a sequenze di codici molto retro e manca un vero e proprio matchmaking. Se Nintendo sperava di guadagnare nuovi abbonati al servizio online a pagamento grazie al multiplayer di Pokemon Go rimarrà probabilmente molto delusa.

In circa vent’anni di storia il franchise Pokémon è riuscito ad abbracciare due diverse generazioni di appassionati: molti di quelli che negli anni 2000 sono cresciuti con Pokemon Blu, Rosso e Giallo ora sono genitori di piccoli giocatori di Pokémon Go. Un aspetto che non è di certo sfuggito ai ragazzi di Game Freak che in questa opera prima su Nintendo Switch hanno voluto unire l’effetto nostalgia (quindi il remake di Pokémon Giallo, datato 7 luglio 2000) al gameplay immediato e moderno di Pokémon Go. Il risultato è un prodotto che riesce nel suo intento di risvegliare i ricordi dei giocatori più nostalgici e al tempo stesso avvicinare le nuove leve di fan, tra l’altro con l’interessante possibilità di farli giocare insieme grazie alla modalità coop locale. Purtroppo nonostante l’ibridazione con l’app di Niantic la struttura di gioco comincia a sentire il peso degli anni e il buon comparto grafico non è sufficiente a mascherare dinamiche ormai troppo anacronistiche. Assolutamente da rivedere il comparto online.


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