Tragica, felice: la vita narrata  al figlio non ancora nato

Tragica, felice: la vita narrata
al figlio non ancora nato

Lettera ad un bambino non ancora nato. La protagonista dell’ultimo libro di Chiara Gamberale, «L’isola dell’abbandono» (Feltrinelli, pp. 216, euro 16,50), non viene mai, nel corso di tutto il romanzo, chiamata per nome.

Si firma «Arianna» nel disegno, riprodotto nell’ultimissima pagina, sul tovagliolo della prima cena con Di, surfista con cui avrebbe avuto una breve, lunghissima e mai dimenticata, relazione d’amore. Un Io scaraventato, come tutti noi, nell’incomprensibile avventura (labirinto?) della vita, intesa non come entità filosofica astratta, pascolo per discettazioni/aforismi da filosofi (il senso della v., cos’è la v., ecc.), ma come fatto concretissimo del ritrovarsi, volenti o nolenti, vivi: essere nati, dare la vita, dover morire, rischiare ogni giorno, ogni momento, di perdere, per abbandono o morte, gli altri Io, siano o meno tue proiezioni, che hai fatto oggetto del tuo bisogno di amare.

I fatti «esterni» non contano molto; cioè: compaiono come di sfondo, rispetto alla risposta, ricezione, elaborazione, giustificazione, causalità affettiva. È l’avventura affettiva, il discorso amoroso, nelle sue infinite, labirintiche declinazioni, che è, sempre, in primissimo piano. Arianna sperimenta, con Stefano, l’amore per un uomo instabilissimo, bipolare. Momenti di picco, euforia, eccitazione assoluta; momenti di malinconia distruttiva, abissale. Paradossalmente, più pericolosi, per la sopravvivenza, i primi dei secondi. Equilibrio contro smania di felicità assoluta. L’isola di Naxos diventa, per la coppia, teatro/meta di una rinascita, di una propria finalmente stabile felicità. Ma Naxos è l’isola dell’abbandono, dove Teseo lasciò Arianna, la donna che l’aveva salvato dal labirinto. La tragedia dell’abbandono che si ripete, ogni volta, dall’alba dei tempi, subìto o inflitto, nelle vite di tutti. Perso Stefano, Arianna rientra a Roma a pezzi. Si rivolge allo psichiatra da cui il suo ex era in cura, Damiano. L’opposto di Stefano, forte, razionale, rassicurante; come diversissimo da quello per Stefano sarà il suo «amore» per lui. Con Damiano Arianna concepisce un figlio, a cui scrive, quando è ancora parte di lei, una lunghissima lettera: per raccontargli la storia, faticosa, piena di spasmi, tentativi, contraddizioni, singulti, oasi inattese e inspiegabili di pace, diversa da come immaginata, magari sbagliata, magari incompresa nel suo fondo oscuro, ma storia senza la quale lui non sarebbe mai nato.


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