Il «Pitti invisibile» è anche bergamasco con l’artigianalità della Samplex
Da sinistra Grazia Grigis, Paola e Pierluigi Frambrosi

Il «Pitti invisibile» è anche bergamasco
con l’artigianalità della Samplex

Quando si dice che nulla capita per caso. Pierluigi Frambrosi proprio non se lo immaginava che, da un lavoro fatto in casa per sopperire giornate di sciopero e fatiche, potesse nascere un’azienda, una piccola realtà artigianale che ora la figlia Paola porta avanti, con lo stesso stile, il gusto e la passione di chi è parte del grande Sistema moda, in maniera silenziosa e discreta.

Questi sono giorni frenetici per la Samplex di San Pellegrino: quando si prepara una manifestazione come quella che è a Firenze ora, il Pitti Uomo (dall’11 al 14 giugno), bisogna infatti sapere che alle spalle non c’è solo il lavoro dei brand in esposizione, ma anche di numerose realtà che, all’ombra, rendono ogni marchio, ogni maison, pronta per raccontarsi al meglio. «Noi siamo quelli che preparano le cartelle campioni, che montano i tessuti per mostrare l’elemento più importante della moda, il protagonista assoluto: il materiale». Con cui camiciai, sarti, brand presentano i loro capi e collezioni.

L’azienda nasce così, nel 1980, da una casualità, una vera e propria contingenza: «Mio padre lavorava alla Legler e alla fine degli anni Settanta ci fu uno sciopero molto duro che aveva paralizzato parte dell’attività – spiega Paola Frambrosi -. Per dare un supporto alla Sala Campioni che aveva molto lavoro arretrato, si era portato a casa delle cartelle di campioni dei tessuti prodotti dalla Legler da terminare. Una decisione informale che a quei tempi era la normalità: l’azienda era un po’ come la famiglia e ci si dava una mano e anche a casa ci si rimboccava le maniche tanto che ad aiutarlo c’era mia madre Grazia». Ed è proprio Grazia Grigis quella che più inizia a ingegnarsi nell’attività e ad appassionarsi, tanto che – mancando sul territorio un’azienda che forniva questo servizio – la coppia apre una piccola attività. «Siamo ancora piccoli, e molto artigianali, con sei dipendenti e una forza lavoro di supporto che interviene nei momenti più intensi, e ancora buona parte di lavoro manuale che consente grande flessibilità» continua Paola, in azienda dopo Economia e Commercio. «Il lavoro che consiste nel montare le stoffe su cartelle, raccoglitori, cofanetti; accorparle in mazzette che saranno poi alle fiere, negli atelier, dai camiciai, stampatori e sarti, in giro per il mondo. «Il nostro primo cliente, ed è ancora uno tra i più importanti, è il Cotonificio Albini ma sono numerose le realtà del territorio con cui collaboriamo o abbiamo collaborato: da Camiceria Maffeis a Bagutta, fino a Trussardi e Burini».


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