Incredibile estate...
C’è bello e fa caldo

«Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua…»: questo il verso dell’Azzurro di Paolo Conte citato da Roberto Regazzoni per introdurre una puntata della sua rubrica sul meteo (vera boccata d’aria fresca di questi tempi descritti da tutti gli altri meteorologi come orrendi), e per sottolineare che il caldo è tipico del periodo estivo ed è proprio quello che tutti noi «cerchiamo » da giugno in poi.

Incredibile estate... C’è bello e fa caldo

Da qualche anno questo nostro legittimo desiderio non ci è più permesso: una valanga di siti internet hanno pian piano imposto una visione catastrofica degli eventi atmosferici. Dal web questa idea terrificante s’è diffusa su tutti i media, e siamo bombardati anche da giornali e tv sulle disastrose condizioni climatiche che una volta chiamavamo bella stagione.

Ora, in vista del Ferragosto, possiamo considerarci i sopravvissuti di un luglio che sembra aver battuto ogni record di bollore. Non c’è stato giorno senza che non ci venisse annunciata la presenza della «bolla africana»: una specie di enorme soffio d’aria calda che ha fatto toccare alle nostre città i 40 gradi, e qui si parla di temperatura normale. Perché poi c’è anche quella «percepita»che si rileva con una formula matematica che va a sommare alla vampa l’umidità che ci pervade. Ecco come si toccano punte record di un qualcosa certamente malefico, e viene in questo scientifico modo certificato il disagio, previsto a squarciagola dai vari www di meteorologia, e ribadito nei tiggì e sui quotidiani. Con il sole si doveva star male, e con la luna non si doveva dormire: con queste indicazioni è nostro preciso dovere soffrire.

Cartine con un’Italia infuocata sono diffuse dappertutto: un rosso-inferno colora il nostro povero stivale; punti esclamativi di allerta colpiscono ogni ora delle nostre ferie, l’imbrunire e le ore notturne sono schedate come impossibili da vivere. I bollettini sono avvisi di malessere diffuso e per regalarci una pur lieve speranza ci rimandano a successive comunicazioni. Se qualcuno osa dare uno sguardo alla settimana di là da venire, trova sempre disastri annunciati, e quello che viene previsto è comunque il peggio. Non possono almeno illuderci, tanto neppure loro, i guru del tempo, sanno cosa accadrà in cielo…

Evidentemente il dramma vende: con l’ansia percepita e vissuta al massimo grado, uno si collega più e più volte ai siti preposti a strologare sulle stagioni. E così è esposto più e più volte alla pubblicità in essi contenuta. Se mai qualcuno ci dicesse: « Luglio e agosto nella norma, buon divertimento!», il calo dei click sarebbe vertiginoso. Siamo alle solite: per vendere, ci vuole il melodramma. Anche quando si tratta di cumulo-nembi e venti variabili.

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