Domenica 17 Gennaio 2010

IL COMMENTO Segnali positivi
ma niente trionfalismi

E’ stata sufficiente una sola settimana di cura-Mutti per riapplaudire l’ Atalanta ammirata più volte con la gestione di Gigi Del Neri. Sì perché il 3 a 0 rifilato alla Lazio ci sta tutto. Valore aggiunto alla doppietta di Doni e alla magistrale rete di Padoin (ancora su assist del capitano)la prestazione a dir poco convincente dell’ intero collettivo. Al segnale di rinnovamento già avvertito nel precedente match di Palermo (allora con Valter Bonacina traghettatore) è seguito puntuale il capolavoro al primo impatto con il bergamasco Lino Mutti in panchina.

Evidentemente la Lazio, aggredita e costretta ad arretrare subito il proprio baricentro, non si aspettava tanta determinazione e lucidità degli avversari. Atalantini che sono, sin dalle battute iniziali, andati a gara per produrre un rendimento al top, a voler in altre parole dimostrare in maniera inequivocabile che a distanza di pochi mesi non avevano affatto disimparato a giocare. E la tifoseria se ne è accorta contraccambiando con il sostegno dei tempi migliori. Giocate spaziose e opportunamente ragionate, ritmi sostenuti e adeguati alle circostanze, temperamento e concentrazione di pari passo con l’importanza e la delicatezza del match in calendario.

Tutto ciò è rigorosamente da coniugare alle prove dei singoli. Al riguardo sul piedestallo Cristiano Doni, ovvero una fedele fotografia di quanto espresso in passato ma guai non citare i ritrovati Talamonti,Guarente e Ferreira Pinto, tanto per evidenziare il terzetto trascurato all’ ennesima potenza da Antonio Conte. Per carità non è il caso di eccedere in trionfalismi visto anche il perdurare della classifica sempre precaria, complice la non annunciata vittoria esterna del Bologna a Firenze e il pari del Catania sul campo della Sampdoria. Ma provate a pensare se non si fosse conseguita la posta in palio e al tempo stesso se gli atalantini non avessero lanciato chiari messaggi di reattività, intesa nel ampio senso del termine?

Arturo Zambaldo

e.roncalli

© riproduzione riservata