Venerdì 25 Marzo 2011

Giordano, la vita ricomincia dallo sport
Ora sogna la Paralimpiadi in carrozzina

Giordano Tomasoni è appena arrivato da Mozzo, ci va ogni mese a fare un giretto. Parte da Castione, prende il pullman, cambia alla stazione di Bergamo, fa una puntatina per rincuorare gli ospiti del Centro di Riabilitazione e poi ritorna a casa dove lo aspettano a braccia aperte la moglie Marzia con Vittoria e Alessia, le loro bambine.

Gli piace viaggiare sui mezzi pubblici, in mezzo alla gente, anche se, qualche volta, gli sguardi che incontra sono un mix tra curiosità e compassione. Un bel «cosa l'te söcedit» e un «poerì a te», in casi come il suo, non si negano mai. Sul cosa sia successo indugiamo brevemente e con un'inaspettata allegria: «Ho preso una “saccagnata” nel 2008, ero alto un metro e novantuno ma adesso credo di essere qualche centimetro più corto».

Una vertebra letteralmente esplosa nel volo di 11 metri giù dal ponte della Valle dei Mulini di Castione, «un momento di blackout, di depressione, di buio senza motivi particolari» gli ha accorciato l'altezza, ma gli ha allungato la vita e regalato questa diversa abilità.

Comincia il lungo percorso di ripresa, dall'immobilità assoluta alla riabilitazione, sono piccoli passi che compie, un giorno dopo l'altro. Nella disperata desolazione che vede intorno a sé, lui ha due armi in più, l'ottimismo e la grinta dello sportivo. Al centro di Mozzo c'è la palestra, dove si pratica un po' di tutto, dal tennis al tiro con l'arco, e da lì si può ricominciare. Ma quando, dopo otto mesi, lo mettono su una carrozzina Giordano si sente al volante di una Formula Uno.

Giordano decide che, da quel momento, sarà testimone di se stesso e che lo sport sarà il miglior alleato terapeutico. Dal suo marsupio spuntano due medaglie. «Le ho vinte dieci giorni fa ai campionati italiani di sci nordico di Morgex, nella gara sprint e nella cinque chilometri».

Ora Giordano sogna le Paralimpiadi di Sochi e... «Vedo intorno a me gente che si trova nelle mie condizioni e che non reagisce, si lascia andare, si lascia vivere o meglio sopravvivere. Ecco, a me piacerebbe aiutare queste persone, mettermi a loro servizio e far capire che, grazie allo sport, si può ricominciare»

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m.sanfilippo

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