Cristiano Doni a ruota libera:
«Solo calunnie, sono incredulo»

Cristiano Doni a ruota libera. Su motivazioni, squadra, compagni in Nazionale, amici della vita. Per la prima volta dalla sentenza di secondo grado il capitano dell'Atalanta parla senza freni. Parlando di calunnie. Dicendo di tutto e di più.

Cristiano Doni a ruota libera: «Solo calunnie, sono incredulo»

Cristiano Doni a ruota libera. Su motivazioni, squadra, compagni in Nazionale, amici della vita. Per la prima volta dalla sentenza di secondo grado (e visto le dichiarazioni a tutto campo per la prima volta senza lacci e lacciuoli dei legali) il capitano dell'Atalanta parla senza freni. Parlando di calunnie. Dicendo di tutto e di più.

Buonasera Doni, ha letto le motivazioni?
«Ho letto. Sono amareggiato, deluso e soprattutto sconcertato».
Questa è una dichiarazione da avvocati.
«No, guardi, io con gli avvocati ho passato notti intere a leggere documenti, e posso dire che non esiste nulla di quanto scritto in queste motivazioni. Neanche Palazzi ha fatto le osservazioni che ho letto oggi».
Beh, in effetti...
«Queste sono motivazioni disancorate dalla realtà. Questo è chiaro. Evidente. Per questo io sto male. Ma-le».
Il suo avvocato sembra sereno.
«Sì, l'avvocato lo è, ma io mi sento preso in giro. Mi sento calunniato da una serie di persone di poca credibilità. Ma non posso accettare che anche i giudici travisino i fatti. Perché in 1° grado erano stati solo superficiali, ma in 2° grado è stato peggio».
Lo dica: lei si sente una vittima?
«Sì, mi sento la vittima di una sentenza esemplare, nel senso che hanno scelto di colpirne uno per educarne cento. Ed è meglio colpire uno conosciuto, che dei giocatori di serie C con minor interesse mediatico».
Ma lei è stato vent'anni in questo sport.
«Lo so. Per questo pur faticando ad avere ancora fiducia spero che il Tnas (Tribunale nazionale di arbitrato per lo sport, ndr) legga gli atti e giudichi su riscontri oggettivi».
Lei dice che la Corte di giustizia federale non l'ha fatto?
«Mi pare chiaro. Scrivono di "continui rapporti di Doni con Erodiani, Bellavista, Parlato, Gervasoni e Santoni". Ma è acclarato che io conosco solo Santoni. Mai parlato con gli altri, mai sentiti e mai conosciuti. E poi Paoloni...».
Le presunte dichiarazioni di Paoloni?
«Sì, quelle. Scrivono che nell'audizione dell'11 luglio Paoloni, riferendosi alla mia persona ha detto "sono sicuro del suo coinvolgimento nella partita Atalanta-Piacenza". Ma negli atti non c'è nessuna dichiarazione del genere rilasciata da Paoloni. Che l'11 luglio non è stato interrogato da nessuno. E mi dite che questa è giustizia?».
E se il Tnas confermasse la sua squalifica?
«Sicuramente ricorrerò alla giustizia ordinaria. Ma sarebbe un dramma smettere così...».
Perché ovviamente dovrebbe rescindere il contratto con l'Atalanta.
«Ovvio. Non metterei mai di mezzo la società. Non farò mai del male all'Atalanta».
Nel frattempo si sta allenando. Con che spirito?
«Ho deciso di continuare perché non ho colpe. Questo dev'essere chiaro. Ma di cosa sono accusato? Di un illecito senza prove? Di aver aggiustato una partita stringendo una mano? Eppure voi lo sapete che in casa non faccio mai il sopralluogo sul campo, non esco mai dallo spogliatoio...».
Però è innegabile che su Atalanta-Piacenza ci sono dei pasticci.
«Il sospetto c'è, non sono scemo, lo vedo anch'io. Che ne so se qualche giocatore del Piacenza ha fatto dei guai... E poi se uno vuole perdere state sicuri che non lo va a dire agli avversari, non ho mai visto una cosa del genere... Ma dai... Ma io che colpe ho?».
Guardi, una colpa ce l'ha di sicuro: ha parecchi amici sbagliati...

«No, avevo un amico sbagliato. Uno, Santoni».
Beh, ci sono altri suoi soci... nello stabilimento balneare, che hanno troppa passione per le scommesse...
«Ma sapete quanti soci ho io nelle mie attività extracalcistiche? Direi almeno una trentina. Cosa faccio, devo sapere quello che fanno tutti in qualsiasi momento della vita? Assurdo».
Certo, però in alcune intercettazioni si parla di «quelli di Cervia...».
«Certo, e io non posso sapere cosa fanno a 350 km da dove vivo e lavoro tutte le persone con le quali ho rapporti. E un conto è essere tesserati, scommettere è reato. Ma a un non tesserato, cosa posso dire?».
Ma eticamente lei non ha mai pensato di dover mettere dei paletti? Dopo una cosa del genere d'istinto a verrebbe da dirsi: ok, da questo momento basta rapporti con il bagno di Cervia. In vacanza non vado più sull'Adriatico per vent'anni...
«Propongo un altro punto di vista. Vado in quel bagno dal 1994, ho tanti amici, è il posto nel quale mia figlia sta meglio. E lo frequento 20 giorni l'anno, in estate, quando non c'è calcio. E non ci dovrei più andare per un ex amico sbagliato? No, casomai facciamo in modo che non ci venga più l'ex amico...».
Quindi Santoni non esiste più?
«Non l'ho più sentito. Non lo sentirò più».
Veniamo all'Atalanta?
«La cosa più difficile è stare la domenica pomeriggio davanti alla tv. Anche quando giochiamo in casa».
Si vociferava di una sua presenza allo stadio.
«Falso. Non mi muovo da casa. Faccio il tifoso».
Poi riprende a fare il giocatore dal martedì, a Zingonia.
«In settimana mi alleno con la squadra, parlo con i compagni, li stimolo, provo a dare una mano. E cerco sempre di sorridere, di essere sereno».
Di sembrare sereno...
«Non ho alternative. Il mister e i compagni mi dicono che devo andare ad allenarmi "perché servo alla squadra". In realtà, lo confesso, sono loro che servono a me. Riescono a farmi sentire ancora un calciatore. Sono davvero fantastici».
Anche in campo, non crede?
«Sì, dieci punti sono una cosa straordinaria, ma adesso ho capito che questo gruppo può fare cose straordinarie. Abbiamo cambiato tanto, ma la forza della squadra è già diventata la compattezza, la dedizione alla causa. Abbiamo un grande allenatore, che sta facendo cose straordinarie. I fatti lo dimostrano e l'entusiasmo si trasmette sul campo, partita dopo partita».
Quest'Atalanta si salva?
«Io credo che se resta questa voglia e l'ambiente mantiene l'attuale compattezza ci giocheremo le nostre possibilità. Perché intanto il pubblico di Bergamo è tornato il 12° uomo in campo. Il difficile però viene adesso, guai a credere che i problemi siano risolti. Avanti con i valori morali e consapevoli che questa è l'Atalanta, e l'Atalanta non può mai giocare senza aggressività».
Si riferisce alla partita di Roma?
«No, lo dico in senso generale. Solo l'aggressività e la determinazione possono permettere alle qualità della squadra di emergere in modo decisivo».
Denis e Cigarini sono andati in Nazionale.
«German lo conosco da poco, ma è bergamasco nello spirito. Un esempio per dedizione e comportamento. E segna sempre...».
Cigarini dicono che l'ha voluto lei a Bergamo... A tutti i costi...
«Non sono un dirigente, non ho deciso nulla. Ma quando mi hanno chiesto un parere ho ripetuto quel che sostengo da sempre».
Dica.
«Oggi nel calcio italiano esiste un solo giocatore che può cercare di diventare l'erede di Pirlo: è Luca Cigarini. E non lo dico adesso perché è andato in Nazionale. Lo dico da luglio».
Se continua così lo perderemo presto...
«Io invece mi auguro che per un giocatore del genere l'Atalanta scelga di fare un investimento strategico. Perché Cigarini a Bergamo sta benissimo e ha l'Atalanta nel cuore. Ve lo garantisco. E con lui si potrebbe fare un discorso di lungo periodo».
Altri nomi?
«Uno solo: Schelotto. Nessuno poteva immaginare che avesse questa forza. E io vi assicuro che ancora non ne conosciamo il vero potenziale. Che il ragazzo ha grandissimi margini di miglioramento, tecnici e tattici. Se tiene i piedi per terra e la testa mostrata fino ad oggi, chissà dove arriva».
Ma perché proprio oggi la scelta di tornare a parlare?
«Sono uscite le motivazioni, giusto farlo. Anche se i mass media mi auguro che imparino a essere meno superficiali, a conoscere i fatti prima di giudicare. E non parlo di voi, questo dev'essere chiaro...».

Piero Serina

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