Giovedì 16 Febbraio 2012

Calcio: nero e fatture gonfiate
«Vi spiego come girano i soldi»

«Ho cominciato a giocare a calcio da bambino all'oratorio. Ricordo interminabili partite sotto il sole cocente o la pioggia che ti inzuppava e quando rientravi a casa la mamma ti metteva in castigo. Ginocchia sbucciate, lividi qua e là. Campi di ghiaia polverosa o terra battuta, ma non mi importava niente. Lo facevo solo per divertirmi. Poi crescendo sono arrivati i soldi, i sotterfugi, i bluff. La puzza di marcio ti resta addosso, non te la togli più. Ormai ho imparato a conviverci».

Questa è la storia di un uomo di mezz'età. Cinico e pronto a tutto in passato, oggi imprigionato dai suoi stessi sbagli dentro un'esistenza da fuorilegge. È uno che ha masticato calcio per 30 anni. Prima lo ha amato, poi lo ha tradito ingolosito da guadagni facili e bella vita. Calciatore, dirigente e imprenditore fantasma. Di quelli che lavorano solo con le carte. Illusionisti della finanza. Più semplicemente, evasori fiscali totali.

«Il calcio dilettantistico - racconta Fausto (nome di fantasia) - sta in piedi anche con le false fatturazioni, le sponsorizzazioni gonfiate e un fiume di denaro riciclato abilmente. Eccellenza e Promozione soprattutto, più in alto i campionati sono più controllati, ma in passato anche lì ne hanno combinate di tutti i colori. Non mi riferisco solo a partite accomodate: lo sanno tutti cosa succede verso la fine dei campionato. Se una squadra non ha più niente da perdere capita che si accordi con la formazione avversaria, che magari lotta ancora per i playoff o i playout e decidono prima il risultato. Oppure un team già salvo che in calendario deve affrontare una squadra bisognosa di punti viene contattato molto prima del match per cercare di concordare la partita. È una specie di mini-scommessopoli, certamente non con quelle grosse cifre, ma il concetto di antisportività è sempre quello».

Insomma, come dice il vecchio proverbio popolare: «Il pesce puzza dalla testa» e se le vetrine più glamour del calcio che conta sono infangate, non se la passano meglio i piccoli botteghini di paese, dove tutti sanno tutto, ma gli scheletri restano sempre più impolverati negli armadi.

«Gli accordi a fine stagione - continua il nostro "pentito" - ci sono e ci son sempre stati, ma in qualche modo fanno parte del gioco, non sono certamente etici, ma vi assicuro che nel calcio dilettantistico c'è molto peggio. Tutto è cominciato alla fine degli anni '70. Il calcio minore è la lavatrice dell'illegalità finanziaria. Cresciuta e alimentata con le false fatturazioni e le società di comodo che investivano e ripulivano il contante ricavato dal nero. Gli sponsor poi hanno tutto in mano. I guadagni consistenti e i veri affari li fanno loro. Ai giocatori arrivano le briciole della torta, che comunque sono consistenti. Con la crisi e l'economia in ribasso gli anni d'oro sono tramontati, ma c'è ancora qualcuno che per giocare si porta a casa migliaia di euro al mese. E non parlo di professionisti, ma di buoni giocatori che fanno la differenza, in Eccellenza o Promozione. Sono gli sponsor a garantire liquidità alle società sportive. Su una fattura fiscale si mette una cifra, ma in realtà è decisamente minore. In pratica un imprenditore che sponsorizza un club emette una fattura di 10.000 euro, ma si fa restituire i soldi dalla squadra e ci guadagna sull'Iva non versata. I compensi dei giocatori e degli allenatori poi vengono quasi completamente erogati in nero. Vengono dichiarati soltanto i rimborsi spese. In superficie sembra tutto trasparente, invece in profondità l'acqua è torbida. Conosco giocatori che in Promozione guadagnano tantissimi soldi, quasi tutti in nero. Alcuni si fanno anticipare mezzo stipendio annuale, altrimenti non firmano nemmeno il contratto, perché hanno paura di essere pagati solo per qualche mese. Sono cifre da capogiro. Moltissimi giocatori bravi passano dalla serie D o dall'Eccellenza in Promozione. E il motivo è uno solo. Più guadagni e meno tasse».

La legge 398 nata per regolamentare l'aspetto fiscale del calcio dilettantistico parla chiaro. Le società sportive versano all'erario la metà dell'Iva. Se un'azienda sponsorizza a una squadra di calcio 10.000 euro, pagherà il 10% dell'iva non sui 10.000 erogati, ma sulla metà dell'importo. Ecco la spiegazione delle sponsorizzazioni gonfiate.

«Non so - dichiara Fausto - se la Federazione è a conoscenza del fenomeno. Penso di sì, ma le società sportive per iscriversi ai campionati hanno bisogno di soldi e l'autofinanziamento non basta. E se ai campionati si iscrivono meno squadre la Federazione non è contenta. Esistono presidenti generosi, ma i costi sono esorbitanti. Spese per trasferte, campi, ingaggi, iscrizioni. L'illegalità finanziaria è un compromesso o un ricatto tra imprenditori e società sportive. Chi ci sta lo fa per paura di ritrovarsi senza soldi e non riuscire più a sostenere i costi sempre più alti. È come un operaio che si compra l'auto di lusso, e non riesce a mantenerla. Il calcio dilettantistico è malato di megalomania. Per guarire deve tornare al più presto con i piedi per terra».

Su L'Eco di Bergamo del 17 febbraio una nuova puntata dedicata al calcio provinciale in questo periodo di crisi: parla un presidente multato per un bilancio «poco chiaro», mentre un commercialista spiega cosa succede con le nuove regole introdotte da Monti

r.clemente

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