Giovedì 26 Luglio 2012

«La mia vita in mezzo al fiume»
Colombo iridato di pesca alla trota

L'ombra del sole c'è, il solco lungo il viso anche, a descrivere non una specie di sorriso, ma la felicità di chi ha conquistato il mondo con la sua canna da pesca. Quando De Andrè incise il suo «Pescatore» nel 1970, Massimiliano Colombo, quattro volte iridato della specialità «trota torrente», non era nemmeno nato, ma il verso della nota canzone è tutto per lui.

Cappellino della Nazionale, occhiali che tolgono il fastidioso riflesso del sole nell'acqua, due canne intercambiabili a seconda del fiume, gilet e stivaloni che mettono in evidenza il suo fisico slanciato e possente. Il sorriso arriva quando le prime trote vengono a galla anche in un tratto di Brembo non proprio tra i più pescosi, nelle zone di Brembate Sopra, dove l'atleta risiede insieme alla moglie Daniela e al figlio Mattia, nato da pochissime settimane.

Il campione si vede in queste situazioni, quando fa la differenza. E questo è solo il frutto di un lungo processo di crescita, iniziato quando tra Massimiliano e la pesca scoccò il colpo di fulmine grazie a papà Gabriele. «Avevo 6 anni quando iniziai - sono le prime parole del campione mondiale -. Prima i raduni ai laghetti, poi lo seguivo quando gareggiava e infine ci siamo scambiati i ruoli. Ha vinto anche lui tante gare, ma ai suoi tempi c'erano più atleti e meno tecniche di adesso».

Poi l'età della maturazione e i successi: «Io continuo a vedere il mio sport come una passione. Con la famiglia e il lavoro (Colombo fa l'operaio in un'azienda cartotecnica di Mozzo, ndr) non mi restano che le gare, ma noi viviamo di stimoli e stando nel fiume tutta settimana c'è il rischio di perdere un po' lo spirito battagliero. Il Mondiale 2012 è stato quello più inatteso, perché non pensavo di vincerlo, quello del 2010 l'ho voluto vincere a tutti i costi, visto che era da 5 anni che non conquistavo niente» .

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m.sanfilippo

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