Martedì 31 Luglio 2012

Antonella Roncelli, Montreal '76
«La Pellegrini non ci deluderà»

La bellezza di trentasei anni non hanno minimamente sbiadito i ricordi e le emozioni, che ancora le albergano nel cuore e nella mente come allora. Per Antonella Roncelli - oggi invidiabile cinquantreenne, bergamasca doc (vive a Mapello) - la partecipazione alle Olimpiadi di Montreal datate 1976 hanno rappresentato una tappa ricca di risvolti umani, di esperienze di vita e di momenti di sport davvero irripetibili. Per parecchio tempo detentetrice di record italiani nel «dorso», smessa l'attività agonistica, da quattro lustri dirige i corsi «biberon» (per piccini sino ai 3 tre anni) tenuti alla piscina di Chignolo d'Isola.

Gli amarcord della Roncelli, allora appena diciassettenne, legati alla spedizione e alla permanenza nei Giochi canadesi si sprecano. «Al di là dell'aspetto prettamente sportivo - precisa - l'impatto con il villaggio azzurro fu un autentico choc, naturalmente in positivo. Subito mi comunicarono che avrei dormito in stanza con Sara Simeoni, la star del salto in alto per eccellenza. Ma non è tutto, in quanto incrociavo spesso Pietro Mennea, autentico mostro sacro degli sprinter, e molti altri campioni di altre discipline».

Un attimo di pausa e «l'ondina» riprende: «Nonostante fossi ancora minorenne mi sono ritrovata capitana della compagine femminile: insomma una serie di eventi e impreviste situazioni che mi hanno fatto maturare nel più ampio senso del termine. Di quella avventura – continua l'olimpionica – tengo gelosamente custodito un quaderno zeppo di autografi, raccolti sul posto, dei più celebri campioni di quell'epoca con accanto le rispettive foto».

«Con una certa ricorrenza trasmetto, con immutato entusiasmo, i magici momenti vissuti alle mie tre figlie e posso garantire che non si annoiano mai».

Da Montreal a Londra visto che Antonella Roncelli, incollata al televisore, non perde un istante per assistere alle appassionate sfide puntualmente mandate in onda.

Come non chiederle della Pellegrini? «Dalla Pellegrini – risponde - non si può sempre pretendere la luna. Provate a immaginare tensione e stress che l'avvolgono conscia che si gioca in un attimo un massacrante lavoro svolto in una lunga fase di preparazione. Dopo non aver brillato nella prima uscita si è, comunque, subito rifatta guadagnando l'accesso alla semifinale e poi alla finale. Sono dell'idea che con la classe che dispone non ci deluderà».

Infine spazio alla sua attuale occupazione, quella alle prese con i baby nuotatori. «Si tratta di un impegno che mi gratifica molto. E'gratificante avere cura di bimbi che, più o meno, cominciano ad avere confidenza con l'acqua. Oltre a sbloccarli psicologimanete il corso aiuta a sviluppare i muscoli e la loro crescita. Gli stessi genitori ne apprezzano l'utilità».

Arturo Zambaldo

a.ceresoli

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