Un'Atalanta irriconoscibile
Ma va suonato l'allarme

Dal grande spavento al perdono incondizionato in una notte. Domenica a fine gara nella zona spogliatoi del «Nereo Rocco» c'erano volti spettrali sulla sponda nerazzurra. Tutto male: approccio alla gara, condizione fisica, assetto tattico.

Dal grande spavento al perdono incondizionato in una notte. Domenica a fine gara nella zona spogliatoi del «Nereo Rocco» c'erano volti spettrali sulla sponda nerazzurra. Tutto male: approccio alla gara, condizione fisica, assetto tattico. E il risultato.

Il tempo di far sorgere il sole e il lunedì è diventato il giorno della consolazione: troppo brutta quell'Atalanta per essere vera; in fondo abbiamo sbagliato solo un tempo...; con un pizzico di fortuna avremmo portato a casa un pareggio che il Cagliari avrebbe accettato.

E poi, il pericolo maggiore: la squadra è comunque da metà classifica, la salvezza non è in discussione. Un ottimismo francamente eccessivo, visto com'è andata con il Cagliari. Proviamo a spiegare il perché senza per questo sposare il pessimismo più cupo.

Partiamo dagli aspetti consolatori. La prestazione di Trieste è stata negativa da tutti i punti di vista, difficile credere che la vera Atalanta sia quella del primo tempo. Il Cagliari è una buona squadra, solida e fisica. Difficile da affrontare. L'Atalanta ha fatto un buon precampionato ed è difficile credere che le capiti spesso di perdere 8-9 confronti individuali.

L'allenatore ha sbagliato proponendo il 4-3-3 contro il rombo del Cagliari, ma ha capito e ha cambiato assetto. E non rifarà quell'errore. Non è un dogmatico. Il Cagliari all'inizio correva il doppio, ma alla lunga l'Atalanta è cresciuta. E se avesse sfruttato le palle gol, avrebbe potuto fare 2-2.

Poi, al contrario, gli allarmi suonati a Trieste. Per cominciare: alla prima partita vera, la squadra è andata in tilt. È bastata la solidità del Cagliari (non della Juve...) perché andasse sotto.

Leggi di più su L'Eco di martedì 27 agosto

© RIPRODUZIONE RISERVATA