Giovedì 05 Settembre 2013

Atalanta, il 4-3-3 non regge in A
Ora è necessario un altro assetto

Fare un passo indietro, per poter guardare avanti. Potrebbe diventare questo il nuovo motto di Colantuono, dato che dalle sue scelte dipenderà il futuro dell'Atalanta. Il mercato è chiuso e fino a gennaio, per 17 giornate, i giocatori saranno questi: 28, meno due portieri (terzo e quarto...) fa 26. Si gioca in 11, ci sono mille soluzioni tattiche. L'allenatore bravo sceglie la più adatta per valorizzare il gruppo. Colantuono l'ha sempre fatto, sarà decisivo che si ripeta.

Perché il 4-3-3 sul quale il tecnico ha costruito l'estate alla prova dei fatti non offre garanzie. La serie A non è il Bari in Coppa Italia. Per la salvezza ci vuole altro. Ciò non significa che il 4-3-3 è improponibile in assoluto. In certe partite e con i giocatori in forma adeguata, può essere una soluzione. Se non dall'inizio, a gara in corso. Ma con questo organico la scelta di base dovrebbe essere diversa.

I due temi che hanno minato l'efficacia del 4-3-3 sono l'obbligo di lasciare senza avversario il centrocampista centrale avversario e l'inefficacia dei due terzini nel salire in appoggio al gioco. Per risolvere il primo problema, vista l'oggettiva impossibilità di mandare Cigarini sempre alto contro il suo dirimpettaio, bisogna giocare con il trequartista, e con una punta che si abbassa sul centrale di centrocampo avversario.

Per risolvere il problema dei terzini sono invece due le soluzioni possibili: o si difende con un centrale in più (a tre), quindi gli esterni giocano un passo più alti di partenza e coprono la fascia da soli (si gioca a cinque...), oppure si mettono due giocatori per fascia (4-4-2) per accorciare le distanze tra il terzino e quello che gli sta davanti, messo lì per fare il centrocampista e non la punta altissima.

Leggi l'analisi tecnica di Pietro Serina su l'Eco in edicola giovedì 5 settembre

a.ceresoli

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