Martedì 05 Novembre 2013

Raimondi e il ko di Livorno:
«Non troviamo spiegazioni»

«Di solito quando perdo dormo poco. E quando perdo così dormo niente. Dev'essere l'età...». Cristian Raimondi il giorno dopo Livorno pare che parli dall'oltretomba. Ma per capire cos'è successo domenica a Livorno è giusto chiedere proprio a lui, che ci ha giocato nel 2009/10 in serie A (32 presenze). A fine stagione poi è retrocesso (con l'Atalanta di Mutti), ma sa bene cosa significa lottare da «amaranto».

«Perfetto - comincia Raimondi -, è la parola giusta: lottare. Il Livorno è un'Atalanta in piccolo, ha dimensioni più ridotte ma applica la nostra stessa filosofia. Il Livorno gioca sempre per combattere, con umiltà, partendo dal presupposto che gli altri sono più forti e quindi vanno affrontati raddoppiando gli sforzi».

Certo, come l'Atalanta. Scusi, ma lei non gliel'ha spiegato ai suoi compagni?
«Certo che ne abbiamo parlato. Molti ci avevano già giocato contro, niente di nuovo. Là è sempre difficile, domenica s'è giocato all'ora di pranzo, abbiamo trovato l'estate, quel sole, il vento... È sempre difficile...».

E si sbaglia partita. Ma com'è che succede?
«Non succede mai per scelta, e non sai mai che succede. Dell'approccio alla gara abbiamo parlato in settimana, prima della partita, appena prima di andare in campo. Nel gruppo sappiamo tutti molto bene che per crescere dobbiamo dare continuità ai risultati... E lavoriamo per questo, perché poche volte io ho giocato in un gruppo come questo, per valori morali».

E allora?
«Io passo il tempo a chiedermi come mai succede. Non cerco mai alibi o giustificazioni. Analizzo la mia partita, quella dei compagni, quella della squadra. E vi assicuro che non si trova una spiegazione a perché in quattro giorni si passa dalla gara con l'Inter a quella di Livorno».

Leggi le due pagine dedicate all'Atalanta su L'Eco di martedì 5 novembre

m.sanfilippo

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