Atalanta, ancora una buona prova Ma il piatto piange di nuovo

Atalanta, ancora una buona prova
Ma il piatto piange di nuovo

È stato pienamente certificato: si è assistito ad una buona Atalanta nelle ultime tre uscite con le titolate Fiorentina, Inter e Juventus. Ma si sono raccolti soltanto molteplici consensi che fanno magari piacere.

La classifica, però, piange anche se dalla zona a rischio continuiamo ad essere discretamente al riparo. Alzi la mano, tuttavia, chi non preferirebbe giostrare maluccio o addirittura male, ma portare fieno in cascina? Attenzione, al tempo stesso, ad esaltare troppo le giocate pur apprezzabili confezionate dagli atalantini. Il film della gara disputata venerdì sera a Torino non è che ci abbia offerto azioni offensive deliziose a ripetizione. Anzi.

Gol di Migliaccio a parte, quanti interventi, degni del termine, ha compiuto il numero uno Buffon? Lo evidenziamo per ribadire che di gran gioco, specie in fase risolutiva, se ne è visto davvero poco. Un aspetto, invece, estremamente positivo emerso è l’applaudita prestazione di alcune pedine gettate nella mischia per l’ecatombe di assenze, tra infortuni (otto) e l tre squalifiche. Vien da chiedersi, tanto per citare un nerazzurro sugli altri, dove mai Scaloni lo si fosse sin qui nascosto.

In campionato il trentaseienne argentino era all’esordio.Di fronte ai campioni d’Italia si è toccato con mano un’Atalanta bis in grado di sostituire degnamente quella maggiore. Cosa da far riflettere a lungo, questo, al pensiero che mancano un bel po’ di partite alla conclusione del torneo. Ennesima prova non convincente per Denis che non ha approfittato del forfait dell’ormai titolare Pinilla e della tenuta in panchina di Bianchi. A questo punto di rilevante (non fondamentale) importanza la prossima sfida casalinga con la rivelazione Sampdoria. Il ritorno alla vittoria dopo il digiuno che dura dal primo febbraio (successo sul Cagliari grazie al capolavoro in acrobazia di Pinilla) sarebbe sinonimo di rinnovato e prezioso slancio verso posizioni sicuramente più rassicuranti.

Arturo Zambaldo


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