Atalanta, appagati dalla permanenza in A
Ma perché accontentarsi se magari...

Apparteniamo a coloro che si ritengono, da sempre, appagati per la permanenza dell’Atalanta in serie A. Diverso è accontentarsi, anche se può sembrare un sinonimo.

Del resto è la legge dello sport che promuove competitività, agonismo e quant’altro in materia. Domanda d’obbligo riferendoci alla squadra nerazzurra: come potrebbe, razionalmente, misurarsi alla pari con club metropolitani o, in subordine, con quelli che vantano bacini d’utenza nettamente superiori?

Certo, ci sono gli esempi delle scudettate Cagliari e Verona ma nulla più. Anzi toccati con mano gli effimeri trionfi, sardi e veneti erano precipitati parecchio in basso nello scenario del

calcio nazionale.

Rende orgogliosi i supporter nerazzurri certificare che l’Atalanta detiene il primato, tra i sodalizi provinciali, per il numero di stagioni disputate nella massima categoria. Abbiamo sì conosciuto l’inferno della C, ma siamo subito rientrati nella cadetteria nel giro di pochi mesi.

Parlando di cose molto più recenti, le sofferenze non sono, comunque, mancate nemmeno nel torneo passato. Ebbene, ripartiamo da qui auspicando, però, un altro percorso da parte della squadra da fine agosto in poi.

L’obiettivo lo conoscono pure i sassi: racimolare i fatidici 40 punti l’equivalente, cioè, di una salvezza garantita. Un paio di anni fa, pur allineandoci al via con i medesimi propositi si erano create le condizioni per strizzare un occhio all’Europa.

Per un po’ tutti hanno sognato: dirigenza, mister Stefano Colantuono, giocatori e, naturalmente, la maggioranza dei sostenitori. Chi non auspicherebbe il ripetersi di quei presupposti? Ecco perché, una volta raggiunta la permanenza aritmetica in A potremmo, allora, non accontentarci...

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