Atalanta, dalle stelle alle stalle
Equilibrio: termine sconosciuto

Equilibrio, termine del tutto sconosciuto nel calcio. Trentacinque giorni or sono, non una vita, erano piovuti elogi a destra e a manca sul conto dell’Atalanta ipotizzandone un prossimo futuro addirittura da sogno.

Correva per l’esattezza il 21 settembre. I nerazzurri dopo aver pareggiato all’esordio col Verona e reduci dal blitz di Cagliari erano stati sì battuti a Bergamo dalla Fiorentina ma alla fine di una prestazione delle più brillanti.

Ma a distanza di poco più di un mese, complice la pur «non pervenuta» esibizione di Udine già si parla di allarme rosso o giù di lì. Vale la pena sottolineare che si sono disputate otto partite e che ne mancano trenta.

Non è, a questo punto, esente da giudizi discordanti mister Stefano Colantuono passato dai chiassosi evviva dei primi tre turni di campionato alla molteplicità di indici puntati contro di adesso. E dire che in questo breve lasso di tempo allenatore e giocatori sono sempre gli stessi, ad eccezione dell’infortunato Estigarribia.

Certo, il dato di fatto per eccellenza è la metamorfosi in negativo di un complesso uscito, peraltro, dal mercato estivo con ampi consensi dalla totalità degli addetti ai lavori e dei tifosi.

Anche in virtù di ciò insistiamo sul vocabolo equilibrio, l’equivalente di una strategia che porta alla mera costruttività. Auspicabile,naturalmente la classica terapia d’urto coinvolgendo squadra e quant’altro.

Quale o quali? Da girare l’argomento ai preposti alle specifiche mansioni. Senza, però, perdere un istante considerata, per di più, l’inclemenza di un calendario che ci impone mercoledì sera allo stadio un Napoli capace di infliggere un autentico cappotto al Verona, non l’ultimo della compagnia tanto per intenderci.

Guai, comunque, fasciarsi la testa in anticipo tenendo magari ben presente il bicchiere mezzo pieno tenuto saldamente in mano sino alla sfida con i toscani e di pari passo la profonda amarezza accusata in Friuli. Insomma, equilibrio e ancora equilibrio.

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