Atalanta, la parola «retrocessione» non le appartiene più da tempo

Atalanta, la parola «retrocessione» non le appartiene più da tempo

L’Atalanta tra i club big in Italia e all’estero. La conferma anche dal numero e dalla qualità dei nerazzurri prestati alle rispettive nazionali per gli Europei.

Mai estate come questa ci rende certificatamente consapevoli di collocare l’Atalanta tra i club big in Italia e all’estero. A darne ulteriore conferma il numero e la qualità dei nerazzurri prestati alle rispettive nazionali per il torneo europeo. Mai prima delle gestioni del Gasp i nerazzurri avevano «rubato» copiosi titoloni sui più variegati media. Insomma qualsiasi tipo di notizia obbliga gli operatori della comunicazione a darne adeguato rilievo sui rispettivi mezzi di informazione. E, si sa, che da cosa nasce cosa, come dire che sarà sempre di bene in meglio. Ne consegue che pure il mercato atalantino deve adeguarsi al nuovo modo di intendere e volere in materia. Fino ad un lustro fa i giocatori candidati a depositare le valige a Zingonia appartenevano, salvo rare eccezioni, alla classi medie-basse per qualità tecniche. Di questi tempi gli operatori puntano principalmente gli occhi su pedine di sicuro affidamento o, se preferite, in grado di ben figurare anche su livelli di assoluto livello. Lo stadio ammirevolmente ristrutturato e la stupenda struttura di Zingonia rappresentano il classico valore aggiuntivo per elevare l’Atalanta a ruoli impensabili sino a qualche tempo fa. Del resto le parole «retrocessione» e «formazione provinciale» sono scomparsi da qualsiasi vocabolario che trattano di vicende calcistiche e non solo. Lo stesso presidente Antonio Percassi sembra essersi dimenticato del motto «bisogna innanzitutto salvarsi».


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