Giovedì 24 Aprile 2014

Atalanta, lancio dei baby e record

Difficilmente abbinabili sulla carta

Costantin Nica

Ritenere possibile a questo punto, per l’Atalanta, il conseguimento di alcuni specifici record coniugabili con la teoria del «largo ai giovani» non è un aspetto di poco conto. Sarebbe come pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Da che calcio è calcio si sa che esagerando sull’utilizzo dei baby, anche se promettenti, difficilmente si centrano i risultati. Gli allenatori, del resto, tendono comunque a privilegiare pedine collaudate invece di rischiare quelle alle prime armi. Parlando, poi, degli atalantini le ultime tre sconfitte di fila non incitano, per svariati motivi, a sperimentare giocatori da poco maggiorenni.

Incappare nel quarto flop consecutivo, domenica sera, a Bergamo, con il non trascendentale Genoa farebbe mugugnare tutti. I malumori non mancherebbero nonostante arrivassero messaggi convincenti sulle prestazioni di questo o di quel ragazzo.

Inoltre come reagirebbero i titolari, praticamente fissi dall’inizio del campionato, di fronte a improvvise esclusioni? La panchina non è gradita a nessuno specie ai consapevoli di aver compiuto puntualmente il proprio dovere sino in fondo. In ogni caso stimoli e obiettivi bisogna trovarli visto che mancano ancora quattro turni alla conclusione del torneo.

Il conseguimento con largo anticipo della salvezza prima e di recente l’addio all’allettante sogno europeo ci hanno portato a questa situazione che chiunque e comunque avrebbe sottoscritto a occhi chiusi la scorsa estate. Auspicabile, adesso, aggiungere qualche altra ciliegina partendo, però, dal presupposto che qualsiasi traguardo può presentare alla fine il rovescio della medaglia.

Da qui il dilemma se per l’Atalanta è preferibile optare per l’inserimento dei giovani o proseguire imperterrita con quel gruppo che ci consentirà nella prossima stagione sportiva di disputare di nuovo la serie A.

Arturo Zambaldo

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