Domenica 13 Aprile 2014

Atalanta, pronostico non ribaltato

Ora due gare in casa per il rilancio

Il gol di Migliaccio
(Foto by Magni Paolo Foto)

L’Atalanta non è riuscita a sovvertire il pronostico a Roma. Nulla di anomalo visto lo strapotere dei giallorossi, spinti da più di 50 mila sostenitori dagli spalti dell’Olimpico. Tanto di cappello, dunque, al team allenato da Garcia, ragion per cui non recriminiamo qualche occasione di troppo sciupate dagli attaccanti nerazzurri.

Sin dalle battute iniziali l’undici di mister Garcia aveva costretto i bergamaschi ad arretrare precipitosamente il baricentro, chiudendosi in trincea. E così è stato per quasi tutta la partita. Soltanto nel finale l’Atalanta si è fatta viva, anche perché la Roma ha preferito tirare i remi in barca.

Per onestà intellettuale bisogna pure evidenziare quei due-tre ottimi interventi di Consigli che non hanno permesso di assistere alla classica goleada. Del resto, a nostro avviso, a livello individuale sono risultati da sufficienza piena i soli Bonaventura e il citato Consigli.

Davvero troppo poco per sperare di uscire indenni dallo stadio della capitale, contro la seconda forza del campionato in lotta, quanto meno virtualmente, per lo scudetto. Una riflessione ci porta a evidenziare che l’Atalanta, nelle ultime due uscite, ha incassato ben cinque reti totalizzandone una. Non è che, al di là della potenzialità della rosa giallorossa, qualcosa si sia inceppato in primo luogo nel reparto arretrato?

Domanda che necessita un appropriato approfondimento. Parlando di nuovo sulla impari sfida con la Roma l’assenza di Carmona, tra i più in palla nell’Atalanta del trionfale ruolino di marcia (sei successi consecutivi), si è avvertita eccome ma guai porla da alibi per la sonora sconfitta. Non rimane, a questo punto, che guardare avanti rianimandoci all’idea che nei prossimi due turni casalinghi, con Verona e Genoa, riprendere a far risultato ci può, sicuramente, stare. Dopodichè stabiliremo, pressoché, con certezza se sognare l’Europa sarà ancora possibile.

Arturo Zambaldo

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