Celana, nel ’97 per un punto sfumò l’A2 «A  Lisbona rivissuta quella delusione»
La pagina de L’Eco di allora (Foto by Archivio)

Celana, nel ’97 per un punto sfumò l’A2
«A Lisbona rivissuta quella delusione»

Basket, 23 anni fa all’ultimo istante sfumò la promozione del Celana in serie A2. I ricordi di Begnini e Recalcati: «Con l’eliminazione dell’Atalanta dalla Champions le stesse emozioni di quella sconfitta».

Arturo Zambaldo
Sono trascorsi 23 anni ma indelebile la profonda amarezza per l’intero ambiente baskettaro bergamasco che vite sfumare per un nonnulla e all’ultimo istante l’ambita promozione del Celana in serie A2.
Un copione coniugabile per quanto accaduto la scorsa settimana all’Atalanta di Lisbona che consegnò in dirittura d’arrivo al PSG il biglietto d’accesso alla semifinali-Champions. Era il 1997 e il Celana venne sconfitto di un’unica lunghezza 59-58 sul neutro di Ancona dall’Avellino che approdò così alla seconda divisione nazionale. E come il Papu e soci il Celana per lunghi tratti della sfida si era trovato in vantaggio anche di 11 lunghezze fino a pochi minuti dal termine. Il presidente, allora, era lo storico Gian Battista Begnini diventato poco dopo vice presidente dell’Atalanta (alter ego del numero uno Ivan Ruggeri a sua volta vice dello stesso Begnini). E in panchina un certo Carlo Recalcati che per diverse stagioni sportive ha ricoperto anche l’incarico di commissario della nazionale italiana. Ricorda Begnini: «Ci avevano dato tutti per favoriti in virtù di una rosa più qualitativa e di un Recalcati in panchina reduce da brillanti risultati nella massima divisione nazionale. Roba da non credere: a condannarci a 2 secondi dalla fine i tiri liberi di un avversario che rimontò i due di passivo. Lo confesso: mi misi a piangere! Più o meno come mi è accaduto nell’assistere alla sorprendente o forse meglio rocambolesca eliminazione dalla Champions dei nerazzurri i quali avrebbero meritato certificabilmente di passare il turno». Sulla medesima lunghezza d’onda Carlo Recalcati: «In mezzo secolo di attività sportiva tra gli ininterrotti ruoli di giocatore e di coach ho alternato frequenti eventi gioiosi e non corrispondenti alle aspettative. Tra questi ultimi non mi è mai rimarginata del tutto la cicatrice legata al palazzetto di Ancona. Nel riviverla adesso penso alla Bergamo atalantina dal presidente, all’allenatore e alla tifoseria. Da qui l’occasione per ribadire la vicinanza all’Atalanta convinto che ne uscirà ulteriormente rafforzata o forse meglio rinvigorita».


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