Crolla l’impero di Maria Sharapova Persi 70 milioni di dollari in un giorno
Maria Sharapova il giorno dell’annuncio choc

Crolla l’impero di Maria Sharapova
Persi 70 milioni di dollari in un giorno

L’impero di Maria Sharapova, dopo la confessione di aver usato un prodotto dopante, sta crollando, e non solo sul piano sportivo. La tennista russa, che ha un patrimonio personale di circa 200 milioni di dollari secondo l’autorevole Forbes ed è la sportiva più ricca, in un giorno solo ha perso contratti per 70 milioni di euro perché gli sponsor l’hanno abbandonata. Classe 1987, in carriera ha conquistato cinque titoli del Grande Slam.

Dopo l’annuncio choc, immancabili le reazioni quasi a catena. Shamil Tarpishchev, il numero uno del tennis russo, ha definito «un mucchio di sciocchezze» la sospensione cautelare di Maria Sharapova, trovata positiva al Meldonium all’ultima edizione degli Australian Open. «Gli atleti prendono ciò che medici e fisioterapisti prescrivono loro - ha detto Tarpishchev all’agenzia Tass -. Credo che Sharapova giocherà le Olimpiadi di Rio (5-21 agosto, ndr) ma dobbiamo seguire gli sviluppi del caso».

Maria Sharapova con una  Porsche Carrera nel 2012

Maria Sharapova con una Porsche Carrera nel 2012

In una conferenza stampa tenutasi lunedì sera, la 28enne tennista siberiana, alla quale la Nike ha sospeso la sponsorizzazione per la «fase istruttoria», ha ammesso di aver utilizzato il Meldonium, farmaco inserito dalla Wada nella lista delle sostanze proibite dal primo gennaio 2016, per il trattamento di problemi di salute ricorrenti derivanti da «carenza di magnesio, casi di aritmia cardiaca e di diabete in famiglia».

Maria Sharapova con la Coppa per il titolo vinto al Roland Garros nel 2014 e un orologio Tag Heuer, uno dei ormai ex  sponsor

Maria Sharapova con la Coppa per il titolo vinto al Roland Garros nel 2014 e un orologio Tag Heuer, uno dei ormai ex sponsor

Un errore che potrebbe costarle sino a due anni di squalifica. Nel frattempo, dagli Stati Uniti, «Masha» subisce un attacco diretto da un’altra ex numero uno del ranking mondiale come Jennifer Capriati, campionessa olimpica a Barcellona 1992: «Che interesse c’è a prendere un farmaco per il cuore, che aiuta a recuperare più velocemente, se non si hanno problemi cardiaci? Non ho mai scelto di imbrogliare e non ho mai avuto un team di medici pagato a peso d’oro per trovare un modo per aggirare le regole. Se tutto questo dovesse essere provato, dovrebbe essere privata di tutti i suoi titoli».

Maria Sharapova in azione

Maria Sharapova in azione

Serena Williams, la numero uno del tennis mondiale, la definisce «coraggiosa» per essersi presentata davanti ai media a dire di essere risultata positiva al controllo antidoping agli Australian Open, proprio dopo aver perso contro di lei ai quarti. «La maggior parte delle persone sono rimaste sorprese e scioccate, ma felice che lei abbia affrontato la stampa mostrando onestà».

La gioia per la vittoria al Roland Garros 2012

La gioia per la vittoria al Roland Garros 2012

Dura, sul caso Sharapova, invece la Wada, l’Agenzia Mondiale Antidoping, che in una nota fa sapere di essere a conoscenza della vicenda e che, una volta i motivi della decisione dell’Itf, deciderà se ricorrere o meno autonomamente al Tas. «Possiamo confermare che il Meldonium è stato aggiunto alla lista delle sostanze proibite dal 1° gennaio 2016, dopo un programma di monitoraggio durato tutto il 2015, a causa delle prove del suo uso parte degli atleti con l’intento di migliorare le prestazioni», si legge nel comunicato della Wada.

Maria Sharapova

Maria Sharapova

Il «caso Sharapova» non resterà isolato. Il ministro dello sport russo, Vitaly Mutko, si è detto certo che ci saranno altre positività al Meldonium. «Non è il mio ruolo per fare annunci, ma ci saranno altri casi», ha detto all’agenzia Tass Mutko. Secondo il quale, poi, i dirigenti sportivi russi sono stati avvertiti dal ministero dell’aggiunta del Meldonium nella lista delle sostanze vietate dalla Wada dallo scorso primo gennaio. Sulla Sharapova, che si è vista abbandonare da Nike, dalla nota marca di orologi svizzeri Tag Heuer e dalla Porsche, il ministro dello sport russo ha aggiunto: «Credo che Masha risolverà la cosa da sola». Più in generale, Mutko ha sottolineato che il suo paese, sospeso da tutte le competizioni internazionali dallo scorso novembre per «doping organizzato», avrebbe bisogno di «tre o quattro anni» per «ristabilire l’ordine». Il commento segue di due giorni un documentario trasmesso dalla tv tedesca Ard, in cui si sostiene che la Russia continua ad eludere le sanzioni della federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf) e della Agenzia Mondiale Antidoping (Wada).

Il trionfo a Wimbledon di una Maria Sharapova giovanissima: era il 2004

Il trionfo a Wimbledon di una Maria Sharapova giovanissima: era il 2004

Il suo ex allenatore Nick Bollettieri ha detto che quello che quello che è accaduto «cambierà il mondo dello sport per sempre, non solo per il tennis». L’84enne tecnico statunitense, ascoltato da BBC Radio 4 si è detto sconvolto da quanto accaduto alla sua ex allieva perché «è sempre stata alla luce del sole in ogni cosa». Poi ha aggiunto: «Ognuno deve accettare le responsabilità per tutto ciò che fa nella vita», «ma e un po’ difficile trovare un segno nero contro di lei. Di certo non vuole andare fuori del tennis in questo modo».

«Il caso di Maria Sharapova è un fulmine a ciel sereno anche se, associando lo scenario presente in Russi al suo problema, paradossalmente l’ipotesi era dietro l’angolo. Perchè ho scoperto che questo discorso riguarda altri atleti in diverse discipline - il pensiero del presidente del Coni, Giovanni Malagò -. Questa storia fa riflettere, come è possibile che questo tipo di farmaco proibito lo prendessero atleti che fanno sport così diversi? Certo per l’atleta è un brutto colpo di immagine - ha aggiunto Malagò -. La Sharapova è venerata oltre la sua grandezza relativa ai risultati sportivi, che sono stati immensi. Mi dispiace, perché quando succedono queste cose, di fatto è lo sport con i suoi simboli ed emblemi a perdere. Questo fatto, poi, non aiuta il processo di riabilitazione della Russia che, fino a ieri, riguardava esclusivamente l’atletica leggera. E invece c’è un fenomeno diffuso. Aspettiamo gli eventi. Deduco che probabilmente il ministro dello sport russo sa delle cose che noi non sappiamo».

Per Malagò, in ogni caso, la vicenda Sharapova dimostra «che il sistema dell’antidoping funziona. Oggi siamo ai primi di marzo, lei è stata presa in flagrante a gennaio con una grandissima tempestività. In questi casi bisogna fare i complimenti a chi ha trovato le prove, mentre fa riflettere che a volte, a distanza di anni se non decenni, escano fuori casi che addirittura devono rivalutare i risultati sportivi».


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