Dagli «eroi» di Coppa di una volta
il grido: «Atalanta portaci in Europa»

È la sera della gente nerazzurra. Poche istituzioni, solo quelle legate alla società atalantina, un mare d’affetto dai presenti che possono dire, «io con il Malines c’ero».

È la serata di tutti i Club Amici, rappresentati da presidenti e consiglieri: a loro, le vere anime impegnate sul territorio in tutte le attività legate al centro di coordinamento dei Club atalantini, la gioia di vedere gli eroi dei punti più alti della storia atalantina.

Partiamo dalla Coppa Italia del 1963 e a tre giocatori di quella giornata di gioia mista a dolore a Bergamo per le ultime ore di Papa Giovanni XXIII. Sul palco il monumento Gigi Pizzaballa, sì proprio quello passato alle cronache per la figurina Panini mancante, e il combattente Flemming Nielsen; emozionatissimo nella sua doppia veste Zaccaria Cometti, da giocatore della Coppa Italia e allenatore dei portieri nell’annata del Malines. Umberto Marino e Roberto Spagnolo presenti per l’attuale società bergamasca, insieme all’originale di quella Coppa, che è custodita nella bacheca di Zingonia.

Si passa al 1988, con la video sintesi di quella notte: testa di Stromberg, parata di Preud’homme, come essere nuovamente allo stadio. Si è perso, ma si esulta sul gol dal dischetto di Garlini: quasi 30 anni fa, ancora è vivo il ricordo di una serata fantastica, inimmaginabile, nonostante sia andata male. I fischi per un secondo rigore non dato a Stromberg, fino al gelo del 2-1: dal sogno alla realtà, con un filo di tristezza ancora presente nei tifosi, allora presenti allo stadio, per la finale mancata.

Dal Belgio arrivò Eddy Merckx, il «nemico» di Gimondi, assalito dalla folla insieme al campione orobico, poi fatti entrare dall’infermeria per riuscire a vedere la partita dalla tribuna, racconta Arturo Zambaldo. È il loro momento, di quelli che sì erano in Serie B, ma arrivarono fino a quella semifinale, orgoglio d’Italia, unica compagine dello stivale allora rimasta nelle Coppe: Oliviero bomber vero Garlini, Mimmo Gentile, Walter Bonacina, attuale tecnico della Primavera nerazzurra, Gianpaolo Rossi, Eligio Nicolini, Ivano Bonetti, ancora arrabbiato per quel rigore non assegnato a Stromberg, Nello Malizia, Gianmario Consonni, Andrea Salvadori e poi lo staff, con il segretario Giacomo Randazzo, Amedeo Amadeo, Aristide Cobelli, Arnaldo Longaretti, Zaccaria Cometti, nel ricordo del massaggiatore Renzo Cividini e i presidenti Achille e Cesare Bortolotti.

È il momento del gran finale, sul palco Marino Lazzarini e Roberto Selini per il Club Amici, insieme ai dirigenti nerazzurri. Naturalmente, da Rivolta d’Adda, Emiliano Mondonico, l’allenatore più amato di sempre, il leader di questo gruppo, che tra le altre cose ricorda lo scherzo di Prandelli e lo stesso Stromberg, che nel giro di poco svuotarono completamente la stanza del mister prima di andare a letto. Lo show è tra Garlini e lo stesso Mondonico, che presentano il capitano, la bandiera, Glenn Peter Stromberg, sommerso dall’affetto dei suoi tifosi.

«Non hanno però giocato sui miei livelli, perchè io ho vinto Coppe e campionati in paesi diversi - esordisce ironizzando la bandiera nerazzurra -. Quella squadra era più forte di quanto si pensasse: quella partita è stata la più bella che abbia mai giocato. Ho visto 500 partite in 10 anni e non ho mai sentito uno stadio come quello, c’era un’atmosfera di sport e calcio, nonostante abbiamo perso. Si rimase male, ma eravamo comunque contenti per lo spettacolo che siamo riusciti a offrire. Passano gli anni, ma adesso sono arrabbiato, perchè eravamo stati più forti di loro. Preud’homme mi ha detto che ha fatto una delle più belle parate di sempre sul mio colpo di testa. È passata, grazie a voi e ai miei compagni che mi avete permesso di diventare un vero giocatore».

È la standing ovation, gli anni passano, l’Atalanta resta e anche Stromberg e Mondonico non passeranno mai nel cuore degli atalantini. «Portaci in Europa», da loro non può arrivare che questo incoraggiamento per l’Atalanta di oggi.

Simone Masper

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