Ecco gli svizzeri bergamaschi «Noi, emigrati nerazzurri»
Da sinistra Andrea Scandella e Alessandro Gandossi

Ecco gli svizzeri bergamaschi
«Noi, emigrati nerazzurri»

Quando arriva il pullman dell’Atalanta, nel parcheggio del delizioso centro sportivo di Steinach, loro due sono lì, emozionati come bambini ed è fin troppo facile sgamarli. Anche perché, mentre Andrea indossa una magliettina verde, Alessandro sfoggia una casacca nerazzurra che trasuda affetto. Sono arrivati al richiamo dell’Atalanta insieme, pur abitando in paesi diversi, anche se vicini.

«Mi chiamo Alessandro Gandossi e sono di Nembro, anche se vivo a Pfaffikon, 25 chilometri da Zurigo, da cinquant’anni. Ora in pensione, ho fatto l’operaio, ma non ho mai perso, anche da lontano, la passione per la squadra del mio cuore. L’avevo già vista giocare in Svizzera, molti anni or sono, in Coppa delle Alpi, ai tempi di Nodari. Adesso la seguo attraverso internet e non mi perdo una puntata di TuttoAtalanta».

Andrea Scandella, in compenso, tiene a precisare di essere clusonese come il presidente Percassi «che è stato bravissimo ad allestire una squadra di giovani e a rinforzarla con giocatori di valore. Io vivo a Uster, sempre vicino a Zurigo, e faccio l’imbianchino da quarant’anni, tuttora in attività, ed ho visto spesso giocare il fratello di Freuler, che però ha militato in squadre non molto importanti. A proposito, una richiesta al presidente mi sento proprio di farla, da clusonese a clusonese: Antonio, adesso aspettiamo finalmente lo stadio nuovo!».

Dietro la porta dove attaccava l’Atalanta nel secondo tempo, per tutta la partita ha sventolato una bandiera nerazzurra, ma il suo proprietario s’è dimostrato restìo a rivendicarne la paternità, uscendo dall’anonimato.

Di tutt’altro atteggiamento Elio Magri, originario della Val di Scalve, facente parte di una compagnia di amici, all’epoca molto legati a Don Andrea Spada: «Sono emigrante da 27 anni, ho fatto il meccanico e poi mi sono impiegato nel campo sanitario - e ride, avendo intuito da solo la contrapposizione degli impegni - ma la passione per l’Atalanta non mi ha abbandonato mai. Anche quand’ero alpino assaltatore a Merano. Ora abito a Jona, a 83 chilometri e un’ora e mezzo di macchina, ma oggi non potevo proprio mancare». Storie di vita e di sacrifici con l’Atalanta come colonna sonora. L’Europa è anche questo. Chiamare a raccolta chi è lontano dalle sue radici da troppo tempo, ma non ha mai dimenticato il dialetto e i i due colori del cuore.


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