L’Atalanta chiude male il 2017 Ma merita una standing ovation

L’Atalanta chiude male il 2017
Ma merita una standing ovation

Sconfitti meritatamente. Il 2017 si conclude malissimo allo stadio di Bergamo: vince il Cagliari e lo fa senza rubare nulla, anzi.

Non basta un’Atalanta che conduce le danze per battere l’armata di Lopez, brava a subire la pressione locale nei primi minuti e trovare i due jolly decisivi. È lo stile italiano di chi deve salvarsi, ma il Cagliari lo ha fatto davvero nel modo migliore, soprattutto nel primo tempo: buonissime ripartenze con una vera idea di calcio e soprattutto nel reparto arretrato i sardi sono apparsi organizzati e trovare spazi non è stato facile per i ragazzi di Gasperini.

Tanti gol sprecati nella ripresa, alcune ottime respinte di Rafael, ma l’impressione è che si poteva fare davvero di più sotto rete: in altri casi l’Atalanta faticava a chiudere le partite, stavolta è andata sotto e non è riuscita a rimontare.

Il Papu è tornato al gol, un’attesa lunghissima, passata nell’ultima giornata tra tanti spunti per i compagni e palle gol divorate: il 2-1 arrivato nel recupero speriamo diventi la molla che lo aiuti a riscattarsi proprio nella fase realizzativa. Il gol fallito al 32’ della ripresa è l’immagine negativa della giornata, su un pallone poco preciso di De Roon: se poi anche Ilicic e Cristante falliscono palle gol clamorose da pochi passi ecco che il finale amaro di 2017 è servito. E’ proprio questo il tema di una giornata che verrà ricordata tra le meno fortunate di un’annata straordinaria, un match simile a quello dell’Udinese dello scorso anno, una delle prestazioni più belle di allora; stavolta la qualità del gioco è stata inferiore, ma abbastanza per mettere là il Cagliari nella propria metà campo.

Primo nel calcio, però, il vero comandamento è non prenderle ed ecco che i due gol rossoblù fanno arrabbiare per il modo in cui si sono succeduti. Il vantaggio è arrivato su una dormita su calcio d’angolo e Pavoletti lasciato incredibilmente solo in una difesa a zona che ha lasciato sguarnito proprio quell’angolo di campo dove si è inserito l’ex pupillo del tecnico atalantino, il 2-0 in contropiede troppo rischioso su un pallone chiuso malamente da Spinazzola, anche lui in giornata negativa, troppo molle e poco propositivo, altro elemento negativo di giornata con un’Atalanta poco incisiva sugli esterni. Di positivo resta la voglia di recuperare, di tenere alto il ritmo, di crederci su ogni palla, caratteristiche messe in mostra da uno dei più positivi, il danese Cornelius, entrato nella ripresa al posto dell’infortunato Petagna.

Dimenticare subito la sconfitta casalinga perché il calendario non dà una mano, ma riserva subito la possibilità di rifarsi, in primis dalla Coppa Italia, dall’impegno del 2 gennaio a Napoli che potrebbe regalare subito una storica Semifinale, all’Epifania a Roma contro i giallorossi tra le più belle realtà del campionato, un match che ci dirà subito come sarà il 2018 atalantino. Nella mente resta però questa sconfitta, sicuramente non un dramma, ma un’occasione buttata al vento per salire a 30 punti, rimanere nelle zone europee, dare soprattutto un segnale che l’Atalanta non si fa sorprendere da nessuno. E’ andata così, pazienza, questa squadra merita una standing ovation per 365 giorni da favola, di sole gioie, di lacrime finalmente solo frutto di vittorie, di emozioni uniche, mai provate da qualche generazione e con la possibilità di ripetersi. Subito il 2 gennaio, obiettivo Coppa Italia: perché non crederci? Perchè non puntare forte su una competizione che in caso di vittoria vedrebbe i nerazzurri lanciati verso la Semifinale, in doppia sfida, contro una grande e un pronostico aperto?

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