Prima incredulità, poi gioia e infine lacrime
Brividi ed emozioni da EuroAtalanta

Una serata indimenticabile e magica per tutti i tifosi bergamaschi. Il 3 a 0 sull’Everton ha trasformato in euforia la serata di Europa League.

Prima incredulità, poi gioia e infine lacrime Brividi ed emozioni da EuroAtalanta

E’ tutto vero. Le facce sbalordite al gol di Masiello, l’incredulità a quello del Papu Gomez, le lacrime di tanti, giovani e meno giovani all’esultanza di Cristante. Sogno Atalanta: in un colpo solo 3 gol all’Everton, primo posto in classifica grazie al pareggio cipriota e la prestazione più bella di sempre. Il Mapei Stadium diventa nerazzurro, sfiora decibel assurdi grazie al tifo della Curva Sud, a cui va ad aggiungersi quello della tribuna Est; mai successo, due Curve in pratica che cantano all’unisono verso i propri ragazzi. Primo tempo da magia iniziato con il brivido del pallonetto di Rooney: l’unico lampo di genio del giocatore inglese più forte dell’ultimo decennio, prima di rendersi comprimario e cercare palloni nella propria metà campo.

Everton sfiancato, arrivato in Italia senza l’approccio giusto, magari snobbando la formazione nerazzurra, sconosciuta Oltremanica: ecco il risultato che servirà da lezione al prossimo avversario, il Lione, in campo in Francia il 28 ottobre? Il lampo di Rooney, qualche minuto d’ansia e poi alla carica: mister Gasperini, dopo la formazione annunciata prima del match con il Sassuolo, cambia volto alla sua Atalanta, inserendo Cristante tra le linee, Palomino dietro e Castagne sulla sinistra, tutti i giocatori più in forma del momento.

La scelta paga, così come quella di Petagna: se fosse anche un goleador sarebbe in ben altri lidi, ma anche contro gli inglesi il suo modo di giocare è stato fondamentale. È il riscatto della Bergamo del pallone, è il riscatto di uno su tutti: Andrea Masiello. Il calcioscommesse è lontano, davvero chissà dove sarebbe potuto arrivare, ma è lui uno dei simboli di questa risurrezione nerazzurra. Prima non si fa trovare pronto, nell’azione seguente è lì solo sul secondo palo, e il Mapei Stadium esplode. L’Atalanta è di un altro pianeta, spinge a più non posso, chiude l’Everton che non riesce più a uscire e il Papu s’inventa un gol che una volta era alla Del Piero, ora fa scattare la Papu Dance in tutto lo stadio. Cristante ancora una volta dimostra la sua grande crescita dal ritiro: il 3-0 è un mix di lacrime e liberazione.

È il 45esimo, ma è già ora di festeggiare i campioni nerazzurri. Nella ripresa Papu Gomez e compagni controllano, Bergamo è fiera dei suoi ragazzi e celebra con veemenza la sua appartenenza: il coro «Bergamo, noi cantiamo tutti insieme Bergamo» fa venire i brividi, cantato da tutto lo stadio, accompagnato da un «Noter de berghem» inaspettato ed esclusivo. E’ l’orgoglio di una piazza tornata in Europa 26 anni dopo, che ha invaso Reggio Emilia con rispetto, si è fatta più di 3 ore all’andata e altre 3 con un’ora di coda al ritorno, che si è ritrovata nei bar e in autogrill a festeggiare, che ancora alle 2 di notte vagava per l’autostrada con bandiera pendente dalla propria 4 ruote.

A metà ripresa proseguono i festeggiamenti, nulla può scalfire la vittoria, figurarsi un timido Everton: 4 minuti di possesso palla che fanno regalare a mister Gasperini il saluto compiacente dello stadio. E’ tempo di cambi, ma in tribuna ci si chiede, chi dovrebbe uscire? Tutti perfetti, e allora è anche la serata delle standing ovation: prima Masiello, poi Petagnone e un abbraccio con Gasp che vale più di mille parole e un Palomino sensazionale. Dai social l’Atalanta torna a fare simpatia, come ai tempi che i più fortunati hanno vissuto con il Malines: dall’88esimo tutto lo stadio è in piedi con sciarpata annessa. Al triplice fischio lo stadio sembra non volersi svuotare: una ola con la squadra sotto la Curva, un’altra sotto la Tribuna, un’ altra ancora sotto la Curva, il richiamo nuovamente dalla Tribuna, ma è ora di tornare negli spogliatoi e pensare avanti, perché questa Atalanta non ha limiti. I tifosi inglesi fischiano i loro ragazzi, applaudono i nostri, l’educazione del calcio Oltremanica. Si torna a Bergamo, stropicciandosi gli occhi, non per la stanchezza, ma per capire una volta di più se è proprio tutto vero.

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