Questo campo sgangherato
va a #pezzi. Come il morale

Come se non bastassero i problemi, preoccupano anche le condizioni del campo del Comunale.

Avevamo sentito parlare del «maggio fiorentino» e adesso ne conosciamo anche il «febbraio». Col morale a #pezzi. Un primo tempo giocato davvero bene, nonostante Pasqual, su punizione, ci avesse tentato dopo soli otto minuti: passi che i supermercati sono zeppi da tempo di colombe e ovetti di cioccolato, ma non è ancora il momento Pasqual, a meno che non esista anche un «marzo fiorentino».

Infatti Sportiello sventa la minaccia con il famoso volo del giorno dopo. Dell’Angelo. Il suo collega dirimpettaio, Tatarusanu, vigila con la stessa attenzione. Scaviamo in #pezzi di memoria ricordando battute giovanili che generano tenerezza: quando il ministro dei trasporti cinese era Fur Gon Cin e, per l’appunto, il miglior portiere rumeno era Saracinescu. Siamo lì.

I primi due ammoniti sono Babacar e Pinilla, le due punte. Il calcio sta facendo a #pezzi la sua storia: solitamente finivano sul taccuino dell’arbitro arcigni stopper e terzini nerboruti, chessò Koulibaly e Chiellini. Adesso due rapaci dell’area di rigore. Forse non ci stiamo capendo, soprattutto nei riguardi della punta viola che, da quando è esplosa la moda per trovare e offrire passaggi in auto, non ha più un momento di requie. Il suo cellulare suona di continuo e gli propongono le destinazioni più disparate: c’è chi vuole andare a Pomezia, chi offre un posto per La Thuile, chi include anche il traghetto per le Tremiti. E lui, disperato ma cortese, che risponde a tutti di essere Khouma Babacar El Hadji. E che BlaBlaCar è un’altra roba.

Chi invece si fa trasportare in giro senza opporre resistenza sono le zolle del manto erboso, che saltano su a #pezzi al primo contatto con i tacchetti: è una situazione imbarazzante perché il terreno di gioco, visto dall’alto, sembra una sciccherìa che possono permettersi in pochi. Appena fischia l’arbitro, però, s’alzano zolle erbose manco fossero dischi volanti. Sappiamo trattarsi di campo da gioco particolarmente impegnato ogni settimana, ma qualcosa bisognerà pur fare a salvaguardia dell’incolumità degli attori stessi sul proscenio.

Nella ripresa, con un sole splendente da spiaggia caraibica, accendono i riflettori. Ma come, l’altra sera avete spento tutto in Città Alta, col rischio ripetuto di farci mettere piedi in fallo, con lo slogan «M’illumino di meno» e adesso scialacquate megawatt alla faccia delle bollette e dell’abbonamento Rai ivi compreso ?

Capiamo sempre di meno. Paulo Sousa, bontà sua, ci capisce e con un paio di cambi azzeccati (se lo può permettere) fa a #pezzi l’Atalanta. Kalinic e Borja Valero entrano e devastano. Accipicchia se devastano. Gli Unni, al loro confronto, sembrano animatori della Valtur.

La Viola segna con Mati Fernandez che gira di testa un pallone imprendibile, crossato da quel satanasso di Tello. Un quarto d’ora e i due si scambiano il favore, col cileno che smarca lo spagnolo davanti al portiere atalantino. Nemmeno nei film più famosi di Sergio Leone esiste un duello, faccia a faccia, tra uno che si chiama Tello e un altro che di nome fa Sportiello. Monachello era in panchina e Borriello era entrato da un minuto. E nulla hanno potuto in questo triste carosello. Zero a due. Ci consola solo il fatto che il satanasso, cioè Tello, pare abbia giocato al posto di Blaszczykowski. Ci siamo capiti.

Nell’album #Pezzi, di Francesco De Gregori, c’è un brano intitolato «Passato remoto». Non vorremmo fosse l’Atalanta dell’andata che non rivedremo più. Aspettiamo aiuti dagli acquisti svizzeri e, nell’attesa, immaginiamo un eroe da leggenda da condividere coi viola, mettendoci noi un difensore reintegrato e loro un satanasso. Guglielmo Tello.

Pier Carlo Capozzi

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