Rio, a tutti gli atleti italiani 5,4 milioni
È costato di più Paloschi all’Atalanta

Poco meno di quanto l’Atalanta ha pagato allo Swansea per acquistare Alberto Paloschi. 5 milioni e 400 mila euro è la cifra che il Coni dovrà sborsare entro il 31 dicembre, premio per le medaglie ottenute dagli atleti azzurri alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

Non a testa, ovviamente, ma per nuotatori, schermidori, pallavolisti, lottatori, ciclisti e tutti gli altri italiani che sono riusciti a fregiarsi di una medaglia nelle ultime tre storiche settimane di sport. Le cifre sono state stabilite e ufficializzate a maggio: 150 mila euro per la medaglia d’oro (a Londra erano 140 mila euro), 75 mila per l’argento e 50 mila per il bronzo (compensi invariati rispetto agli ultimi Giochi olimpici). Le cifre non sono identiche per tutte le nazioni. La Francia ad esempio riconosce 50 mila euro ad ogni Oro, gli Stati uniti 22,5 mila, la Germania 20 mila, mentre la Gran Bretagna 0 euro anche se compensati da una legge che garantisce pesanti finanziamenti nei prossimi quattro anni a chi ha ottenuti risultati importanti.

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Stiamo parlando di cifre che non si avvicinano nemmeno lontanamente al budget annuale a disposizione di una squadra di media o bassa classifica del campionato italiano. Nella sessione di calciomercato ancora in corso, ad esempio, l’Atalanta ha investito 6 milioni di euro solo per acquistare l’attaccante Alberto Paloschi dallo Swansea. E se si prendono in esame le prime tre squadre della serie A, i soldi dei premi ai medagliati soldi non basterebbero nemmeno per comprare il meno costoso dei giocatori in rosa. Come se non bastasse, c’è pure la beffa: i premi garantiti dal Coni ai singoli atleti sono tassati. Ad ogni medaglia d’oro lo Stato con una mano dà 150 mila euro e con l’altra si riprende il 42%. Insomma, sul podio è meglio non morderla. Fosse di cioccolato, non ci sarebbe da stupirsi.

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