Sabato 01 Febbraio 2014

Un mercato atalantino soft

Non c’era bisogno di fare molto

Pierpaolo Marino in tribuna

Era da tempo scritto che l’Atalanta avrebbe operato nel mercato invernale con disinvoltura. ®Saremo guardinghi ma con la sigaretta in bocca» aveva detto, sornionamente, il direttore generale Pierpaolo Marino sin dall’apertura delle liste di trasferimento.

Così è praticamente stato. Nel mese di contrattazioni, infatti, da segnalare in entrata Benalouane, Estigarribia e buon ultimo Betancourt, terzetto utile ma lungi dal ritenerlo, almeno per adesso, del tutto indispensabile. Medesimo discorso, o giu di lì, per i partenti Marilungo e Polito visto che si sarebbero dovuti accontentare di vedere i compagni dalla panchina. Discorso a parte il prestito del giovane Gagliardini al Cesena perché a giugno il centrocampista di Dalmine rientrerà di sicuro alla corte di mister Stefano Colantuono.

Di cosiddetti colpacci, comunque, l’Atalanta ne ha compiuti addirittura una cinquina. Presto elencabili: i confermati pezzi da novanta Bonaventura, Consigli, Denis, Cigarini e Moralez (in rigoroso ordine alfabetico). Si si fosse voluto fare cassa sarebbe stato sufficiente affacciarsi alla finestra in attesa dello scatenarsi di aste da milioni di euro. Se la società nerazzurra non ha mai preso in considerazione l’idea di muoversi sul mercato in maniera forte e chiara è, secondo noi, per un paio di sostanziali ragioni.

Primo, la rassicurante posizione in classifica che ha accompagnato la squadra per l’intero girone di andata e che si sta puntualmente ripetendo in questo inizio del ritorno. Secondo, conseguenza del precedente, la garanzia che dà l’attuale rosa, nella sua totalità, figlia della bontà delle operazioni di compravendita della scorsa estate. Del resto le rassicuranti sette lunghezze di distacco dalla zona a rischio la dicono lunga sull’obiettivo salvezza posto, però, ancora esageratamente in dubbio di tanto in tanto da qualcuno. Una provocazione, infine, tornando, a parlare del mercato atalantino: in sua assenza se ne sarebbe avvertita la mancanza?

Arturo Zambaldo

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