Legambiente, il governo scelga dove andrà il Paese

Nell'accordo di programma su cui i partiti di centrodestra hanno fatto l'alleanza c'è un elenco di cose sull'Ambiente che "vanno nella giusta direzione", il governo che nascerà dovrà decidere "dove indirizzare il Paese". E' un atteggiamento di attesa quello di Legambiente nei confronti delle scelte del il nuovo Esecutivo, c'è "una buona base di partenza" ma andrà verificata, spiega il presidente Stefano Ciafani.

Alcuni punti, a livello di singoli programmi, sono infatti bocciati dall'associazione ambientalista come la ripresa delle trivellazioni in Adriatico per l'estrazione di gas, la realizzazione di centrali nucleari di nuova generazione e il Ponte sullo Stretto di Messina. "Meglio investire risorse in altri cantieri che servono al Paese", rileva Ciafani in una intervista all'ANSA sulle aspettative rispetto al nuovo governo ricordando che "è dagli anni '80 che Legambiente parla di 'riconversione ecologica dell'economia' senza aver visto alcun governo negli ulimi 20 anni affrontare seriamente la questione". Ma "in un momento storico come l'attuale, la crisi climatica e l'emergenza energetica imporranno di considerare come priorità di azione" i temi ambientali.

Le buone premesse dei programmi del centrodestra vanno dall'aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili alla crescita del livello quantitativo e qualitativo del riciclo dei rifiuti, dalla tutela e salvaguardia della qualità delle acque e l'efficientamento delle reti idriche all'istituzione di nuove riserve naturali e alla messa a dimora di alberi, elenca Ciafani precisando che i programmi dei singoli partiti "sono più o meno dettagliati" su come realizzare i vari punti e su alcuni argomenti ci sono evidenti differenze (ad esempio la Lega pensa al nucleare di nuova generazione e Fratelli d'Italia a procedere nella ricerca su questa fonte energetica).

Legambiente prima delle elezioni ha presentato 100 proposte sulla transizione ecologica che serve all'Italia, con riforme e interventi su 20 temi, proprio come fosse un programma di governo spiegando che "i prossimi 5 anni saranno fondamentali per tutelare ambiente, famiglie e imprese" e auspicando che non vengano commessi "gli errori del governo Draghi" che ha lavorato più sulla diversificazione dei paesi per l'approvigionamento del gas che non sulle fonti pulite per ridurre i consumi. Autorizzare anche solo 85 dei 250 Gigawatt di energia rinnovabile richiesti di allacciamento alla rete per nuovi impianti non solo consente di rispettare entro il 2030 quello che indica l'Europa con il Repower Eu (come già sottolineato da Elettricità futura, associazione di Confindustria, ricorda Ciafani) ma soprattutto di diventare indipendenti sul fronte energetico. Ma "servono tre cose: potenziare risorse umane ed economiche, definire le linee guida delle sovrintendenze speciale e territoriali che risalgono al 2010 per evitare che il 99% dei pareri sia contrario alla realizzazione degli impianti".

Fra gli impegni chiesti al nuovo governo ci sono, tra gli altri, "l'aggiornamento del Piano nazionale energia e clima ai nuovi obiettivi europei e il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici che contiene tutto cio che è necessario per affrontare la siccità, le emergenze idriche, lo scioglimento dei ghiacciai, gli eventi estremi ma è fermo dal 2018", "riduzione delle emissioni di gas serra e localizzazione per il deposito per i rifiuti radioattivi". Legambiente è pronta a consegnare al nuovo governo la propria "ricetta" e ad approfondire anche con i ministri ("meglio politici che tecnici") le ragioni per cui compiere quelle scelte.

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