Anche i cani «parlano». Ecco come/1

Per due volte al mese con Tatiana Debelli e la sua fedele amica Mia un tuffo nel mondo degli amici animali con storie, racconti, studi e nuove norme che li riguardano.

Anche i cani «parlano». Ecco come/1
Mia, una lagotta

Certo, direte voi, lo sappiamo bene che i nostri animali parlano e ci fanno sapere attraverso i loro comportamenti e versi quello che desiderano: saltare sul tavolo perché vogliono il nostro cibo, darci una zampata sulle mani per farsi accarezzare, abbaiare perché ci segnalano qualcosa che li disturba o perché vogliono fare i «bulli» quando incontrano i loro simili; ad esempio. Ma la declinazione della lingua canina e delle sue inflessioni non è di tutti i cani. O, almeno, la mia esperienza dice che non è una loro caratteristica intrinseca. Però di alcuni sì, come Mia la lagotta.

Il modo di comunicare di Mia

Mia ha un campionario di parole - o versi che dir si voglia -, durante l’arco della giornata, davvero spettacolare. Tanto che non è raro che io mi rivolga a lei con un vano invito a stare zitta.
Si inizia la mattina. Sul comodino della camera da letto c’è una sveglia ma la vera sveglia della casa è la sua voce: brevi e leggeri abbai che crescono di intensità in relazione alla permanenza del letto della sua umana che è quindi costretta ad alzarsi prima possibile per farla smettere. Obiettivo: il primo pasto della giornata.

Una volta mangiate le sue crocchette e bevuto l’acqua, torna a riposare fino a che la sottoscritta non è pronta per uscire e andare a lavorare. Attenzione, quasi pronta perché scatta l’abbaio di entusiasmo (o di necessità fisiologica) al momento di mollare le ciabatte e indossare le scarpe. Al rientro dal giro lampo mattutino, Mia si accomoda sul divano e dorme o gioca o altro che non so – ma senza danneggiare nulla – fino al mio ritorno.

Contrariamente a molti cani che percepiscono l’arrivo del proprio padrone sin dal parcheggio, o dall’ascensore che sale al piano o dall’apertura della porta di casa facendosi quindi trovare pronti sull’uscio, Mia arriva per i saluti di rito solo una volta che non sono entrata in casa, arrivando di corsa dalla camera da letto. Della serie: ti ho sentito arrivare ma aspetto che mi chiami per venirti a salutare. Poi scatta il protocollo sonoro accompagnato da salti, posizione da orsetto ammaestrato, zampate che spesso hanno rotto collane, e invito con abbai forti e costanti perché mi accomodi sul divano del salotto per ricevere super coccole mentre lei salta alla mia destra e sinistra come una cavalletta. Se non eseguo il programma di rito, scattano ripetuti abbai e urletti simili a quelli di una scimmia. La vicina del piano di sotto mi dice sempre che sa esattamente quando entro in casa.

Passata l’esplosione di reciproca felicità, Mia la lagotta zampetta fino a che non indossa il guinzaglio per l’uscita lunga della giornata, accompagnandola con squitii vari.
Se la passeggiata è sinonimo di corsa libera nei prati, la parola canina viene utilizzata per richiamare l’attenzione della sua padrona solo quando vuole giocare (e quindi ti porta un legno che devi lanciare e rilanciare finchè si stanca altrimenti scatta l’abbaio isterico). Se invece si cammina con il guinzaglio in città allora è un po’ più impegnativo. Infatti Mia è solita salutare con un abbaio tutti i cani di taglia media e grande (i piccoli non li considera). Mai un ringhio ma solo un’allerta per dire chi comanda.

Se non ne avete abbastanza dei suoi discorsi, nella prossima puntata affronteremo il ritorno a casa, le telefonate, la preparazione della cena, la cena e la serata prima della nanna.

Se volete raccontare la vostra storia di umani e animali con la coda, corredata di fotografie, potere scrivere a [email protected] .La redazione selezionerà poi le storie da pubblicare. Mia ha appena aperto una sua pagina instagram: Mia_la_lagotta. Cerca amici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA