Dopo il «lockdown»  cosa succede ai nostri amici

Dopo il «lockdown»
cosa succede ai nostri amici

Ricominciamo lentamente e gradualmente la solita vita, e con noi anche i nostri amici con la coda, che, avendoci sempre presenti al loro fianco, forse più di tutti hanno beneficiato del lockdown, e delle successive restrizioni.

Ma il privilegio era a tempo determinato, e ora tanti di noi devono gestire l’insorgere di un problema particolarmente delicato da risolvere: l’ansia da separazione. E si tratta di un nodo davvero spinoso, in quanto fonte di numerosi problemi ad esso correlati, come le lamentele dei vicini per i continui uggiolii, abbai e vocalizzi, i danni che il cane cagiona a mobili, porte e finestre di casa e, ovviamente, l’impossibilità di lasciarlo per i fatti suoi in tutta tranquillità anche solo per uscire a fare la spesa.

Perché spesso ci si trova in questa situazione? In tempi normali il problema quasi sempre deriva da una serie di errori che vengono commessi fin dal primo giorno che il cucciolo arriva nelle nostre case, ed è spesso frutto di assoluta “buona fede” da parte nostra. Arriva il tenero batuffoletto peloso che continuamente ci cerca, e ovviamente la cosa è assolutamente reciproca.

Cosa fare quindi? Ricominciare da capo! Uno dei primi consigli di convivenza che sempre fornisco a chi mi affida l’educazione del proprio quattrozzampe è quello di «mettere sempre delle porte tra voi e lui», ovvero di trascorrere tanti momenti di coccole e tenerezza insieme, ma ogni tanto di lasciarlo in un altro ambiente rispetto a dove siete voi, in modo da farlo abituare fin da subito ad una semplice equazione: convivere non significa vivere necessariamente in simbiosi, e questo vale sia per il giorno che per la notte. Capisco la paura delle lamentele dei vicini: avvisateli, chiedete loro di portar pazienza… si tratta solo di qualche notte, il cane si abitua, e probabilmente questa pratica vi eviterà di dover poi discutere qualche mese più tardi con gli stessi vicini perché il cane piange e abbaia per ore.

No ai rituali sbagliati. Come ho già più volte spiegato, il cane vive di quotidianità e trasforma tutti i nostri atteggiamenti che si ripetono in svariate circostanze in precisi rituali che hanno sempre un chiaro significato. La nostra bravura (e uno dei compiti principali di noi educatori cinofili) sta nel costruire i fondamentali del nostro buon rapporto con lui attraverso rituali corretti, come la gestione del cibo o, appunto, la gestione dell’uscire di casa. Quindi spesso siamo involontariamente proprio noi, sempre ovviamente in buona fede, ad accendere l’interruttore del problema ripetendo sempre gli stessi gesti prima di andarcene di casa: “fai il bravo, guarda che la mamma va a fare la spesa e torna subito!”. E magari il tutto condito con coccole, baci e carezze…

Cosa ha capito secondo voi il nostro cane? Escludendo logicamente il fatto che intenda perfettamente l’italiano, abbiamo semplicemente innescato in lui il rituale dell’abbandono, del distacco. E soprattutto nei primi periodi di ripresa delle vostre attività non sa che voi poi tornate e neppure sa se e quando lo fate. Quindi il consiglio che vi do è quello di uscire senza troppe moine, anche se ciò vi può sembrare di «catti vo gusto» nei suoi confronti…

Durante la vostra assenza
Durante la vostra assenza possono risultare utili tanti piccoli accorgimenti per far sì che la malinconia (e la noia…) non prendano il sopravvento. Si può lasciare nella sua cuccia un nostro indumento, soprattutto si possono lasciare dei fantastici «giochi-dispenser» di cibo: il più famoso è il kong, la celeberrima «pera» di resistentissima gomma.

Il suggerimento è quello di abituarli a questi giochi in vostra presenza e poi di darglieli qualche minuto prima di uscire di casa, in modo che si concentrino sul gioco golosissimo mentre voi ve ne state andando, traformando così il rituale spiacevole del distacco in un momento atteso per mangiarsi nel tempo qualcosa di golos o. I dispenser hanno proprio lo scopo di tenerli impegnati nel tempo: uno o più biscotti “consegnatigli direttamente in bocca mentre siamo sulla porta di casa non hanno lo stesso valore, finiscono subito e lasciano poi spazio a noia e ansia. Ricordatevi poi al vostro rientro di togliere loro il goloso gioco-dispenser che tornerà solo alla prossima uscita. Avremo così costruito un rituale molto più positivo e accettabile.

Potete poi aiutarvi lasciando magari accesa la radio o la televisione, una o più voci possono farlo sentire meno solo, e se la vostra assenza è davvero prolungata (tutto il giorno) vi consiglio caldamente, se potete, di avvalervi della collaborazione di una persona fidata (parente, vicino di casa) che «spezzi» la sua giornata con una piccola interazione, meglio se con una passeggiata. Nel caso potreste rivolgervi in tutta fiducia anche a bravi e qualificati «pet sitter».

Altri rimedi
Esistono in commercio alcuni prodotti che possono alleviare il disturbo dell’ansia da separazione: in primis il diffusore di «feromone dell’appagamento», disponibile anche in versione spray o come collarino. Non si tratta di un farmaco, è di libera vendita e si trova facilmente in farmacia, online o nei pet-stores.

Anche i fiori di Bach possono aiutare ad alleviare il problema. Attenzione però: non pensiate che questi rimedi siano dei magici toccasana che risolvono il tutto nel giro di poche ore, possono sì essere dei validi ausili ma se ci si limita al loro utilizzo, molto probabilmente ne rimarreste delusi. L’interevento va fatto a monte, iniziando a rielaborare il rapporto che avete costruito con il vostro amico peloso. Un buon educatore cinofilo può fare molto per portarvi nella giusta direzione, magari avvalendosi anche della supervisione del medico veterinario comportamentalista.

*Educatore Cinofilo professionista


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