Covid, il caso della 25enne Arianna  «Da 7 mesi convivo con la febbre»
Arianna Bossi, 25enne di Cassano d’Adda

Covid, il caso della 25enne Arianna
«Da 7 mesi convivo con la febbre»

Arianna Bossi, 25 anni, da mesi convive con la febbre dopo essere stata malata di Covid-19.

La medicina le ha dato un nome, «sindrome post Covid», ma non ancora una spiegazione chiara, né tantomeno una soluzione. Colpisce nella cerchia di quanti, superata la fase acuta provocata dal virus, si negativizzano e, dunque, risultano «guariti»: peccato che le conseguenze abbiano una ripercussione a lungo termine sullo stato fisico delle persone.

Arianna Bossi, ad esempio, ha la febbre da sette mesi, durante i quali non ha mai visto il termometro scendere sotto il 37. «A volte passo i 38 – racconta – o me ne sento in corpo anche di più, perché il fisico manda segnali inquietanti».

Arianna, 25 anni, di Cassano d’Adda, studia Economia internazionale: «Per meglio dire, “studiavo”: ho dovuto stoppare tutto, perché fra febbre e mal di testa concentrarsi diventa impossibile».

Era la scorsa primavera quando i sintomi del coronavirus iniziarono a manifestarsi in tutta la loro forza: «Oltre alle classiche avvisaglie influenzali arrivò la perdita di gusto e olfatto, che tra l’altro non ho mai più recuperato. Avevo la febbre alta, per fare gli esami servirono tre settimane trascorse fra letto e divano: il sierologico disse che avevo sviluppato gli anticorpi; poi il tampone diede esito negativo e pertanto pensavo di esserne ormai fuori». L’illusione è durata poco, perché gli scompensi non sono per nulla spariti: la fatica nel respiro, i dolori al petto, quel 37 e qualcosa che non accennava a scomparire: «Ho fatto tutti i controlli del caso: esami del sangue, radiografie, tac. I polmoni erano puliti, ma a giugno mi hanno riscontrato un’infiammazione alle pareti del cuore: una pericardite che, come mi spiegò la cardiologa, in quel periodo veniva rintracciata in numeri e percentuali crescenti».

La ricerca di cure s’è dipanata fra varie strutture, senza tangibili risultati: «In un primo tempo si pensava potesse essere tutto riconducibile a uno stato di ansia post malattia. Così in estate sono andata al mare con il mio ragazzo, una vacanza come più rilassante non avrebbe potuto essere: e sono tornata più cotta di prima». Oggi, novembre avanzato, il disagio è persistente, le prospettive nebulose : «Ho provato un po’ di tutto, fra visite e terapie, e a un certo punto mi stavo persino convincendo di essere solo io quella sbagliata. Poi, tramite un gruppo facebook, “Noi che il covid lo abbiamo sconfitto”, ho scoperto che sono migliaia le persone su cui il virus ha lasciato tracce di ogni tipo, anche pesanti». E non tutti, tiene a sottolineare Arianna, hanno la sua fortuna: «Io ho un padre medico (il dottor Antonio Bossi è stato per trent’anni primario di diabetologia all’ospedale di Treviglio, ora è in forza all’Humanitas Gavazzeni, ndr), che mi ha seguito da vicino e accompagnato in questo percorso».


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