I bergamaschi bloccati a Orlando  «Ore decisive per il ritorno a casa»
Gabriele Uberti e il prsonale del ristorante Via Napoli all’interno di Disney World

I bergamaschi bloccati a Orlando
«Ore decisive per il ritorno a casa»

Erano a lavorare a Disney World. L’onorevole Martina: «Contattata l’ambasciata». In attesa 200 italiani. Il ristoratore Uberti: «Ai ragazzi abbiamo dato il massimo sostegno».

Sono ore decisive per il rientro dei circa 200 italiani bloccati a Orlando, in Florida.Tutti ragazzi che erano a lavorare all’ interno di Disney World. E tra di loro ci sono anche quattro bergamaschi (di Sorisole, Palosco e Cenate Sotto). «Entro domani (oggi per chi legge, ndr) - racconta una delle lavoratrici, la ventiseienne di Sorisole Greta Baggi - dovremmo sapere qualcosa in più dal Consolato. Alcuni ragazzi sono partiti con altre compagnie aeree, ma si sono aggiunti ragazzi di altri ristoranti.

Noi cerchiamo una soluzione con Alitalia per essere certi che il volo ci sia effettivamente e anche per la sicurezza perché fare lo scalo a New York (dove i contagi sono molto elevati) non ci lascia tranquilli». È entrato in campo anche il deputato e ex ministro Maurizio Martina: «Ho segnalato la questione - spiega - alla nostra ambasciata a Washington, che mi ha detto di essere in contatto con il Consolato di Miami: stanno seguendo il caso e spero che nelle prossime ore ci sia una soluzione. Mi hanno detto che erano a conoscenza della questione e che stavano cercando di capire come poter fare, in particolare con Alitalia che sta già gestendo una serie di rientri. È chiaro che essendoci le disposizione di distanziamento dei passeggeri, si riducono molto le capienze».

Tra i bergamaschi a Orlando c’ è anche Gabriele Uberti, direttore del ristorante Via Napoli in Epcot (una sorta di Expo permanente, ndr) all’ interno del Parco di Disney World. I ragazzi arrivano dall’ Italia per un programma di 15 mesi. «Dal 16 marzo - racconta Uberti - il Parco ha deciso di chiudere per 2 settimane e durante questa fase sono state prese immediatamente tutte le misure di sicurezza. Poi il 25 e il 26 marzo c’ è stato l’ annuncio della chiusura del parco a tempo indeterminato. Noi siamo una compagnia esterna (”Delaware North”) che lavora tramite Disney e, nonostante i ragazzi non lavorassero più, abbiamo deciso di continuare a pagarli con il minimo garantito, che sono 36 ore alla settimana». «Le prime due settimane - continua Uberti - io e il direttore dell’ altro ristorante, Tutto Italia, abbiamo preparato dei pacchetti alimentari per consegnarli ai nostri dipendenti. Quando lunedì scorso Disney ha deciso di chiudere il programma e dare loro 2 settimane di tempo per rientrare a casa, abbiamo deciso di pagare noi l’ affitto al loro posto e di non far pagare l’ assicurazione medica.

Inoltre nell’ ultima settimana abbiamo dato loro delle ore extra (108 ore al posto di 36) per fare in modo che possano pagarsi il biglietto del volo di rientro. La nostra compagnia garantirà anche il trasferimento da Orlando a Miami tramite bus privati nel momento in cui ci fosse l’ ok della Farnesina al volo. Poi il loro contratto è di 15 mesi e se il parco riaprirà nell’ arco di questi mesi, noi li ricontatteremo». I ragazzi devono lasciare le loro case nel Parco della Disney il 17 aprile e gli Stati Uniti entro il 18 ma «siamo molto fiduciosi - sottolinea Baggi -, abbiamo contatti giornalieri con il Consolato e ci dicono di stare tranquilli perché stanno lavorando. È stato molto presente anche il nostro manager Benito Sevarin». Il ventiseienne Riccardo Gatti di Palosco dice: «Non sono preoccupato, un modo per tornare si trova e poi in realtà siamo riusciti a capire che potremmo anche non lasciare il Paese il 18 e ci potrebbero ospitare negli housing gratuitamente fino a quando ne avremmo la necessità».


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