La variante inglese già in 22 comuni «È solo la punta dell’iceberg»

La variante inglese già in 22 comuni
«È solo la punta dell’iceberg»

Individuati 42 casi di mutazione in provincia, ma senz’altro sono molti di più: solo una minima parte di tamponi viene sequenziata. «Altamente infettiva».

La variante inglese s’è fatta strada anche nella Bergamasca. I numeri in crescita lo facevano sospettare da giorni: ma è di ieri la notizia, diffusa da Ats Bergamo, secondo cui da fine dicembre ad oggi sarebbero 42 i casi di mutazione d’Oltremanica accertati sul territorio orobico. Casi spalmati su un ampio spicchio di provincia, composto da 22 Comuni.

Significa che la variante inglese non è stata accertata solo a Trescore Balneario all’interno di quel focolaio familiare rilevato a metà febbraio, e che ha costretto le autorità sanitarie a tracciare oltre 200 contatti - «la famiglia positiva aveva più figli, ciascun figlio andava in scuole diverse, in classi diverse, con compagni ed amici diversi» ricostruisce Lucia Antonioli, alla guida del dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria di Ats Bergamo. La mutazione ha investito anche (in ordine alfabetico) Arcene, Bergamo, Berzo, Bottanuco, Brusaporto, Calolziocorte, Castelli Calepio, Cologno al Serio, Costa Volpino, Gandosso, Gorle, Lovere, Palosco, Sarnico, Sorisole, Stezzano, Torre de’ Roveri, Treviglio, Verdellino, Villongo e Zandobbio. «Ormai sappiamo che questa mutazione diventerà prevalente anche nella nostra provincia – osserva Antonioli –. E dalle nostre indagini epidemiologiche è lampante la peculiarità di questa variante: è altamente infettiva, contagia tutti i contatti.

Mi spiego meglio: durante la prima ondata non era scontato che un positivo avesse contagiato parenti, amici, compagni, contatti stretti insomma. Adesso, invece, succede puntualmente. Un ragazzino decide di fare una festa di compleanno in casa? Si decide di andare a mangiare dai nonni? Bene, dove non si rispettano le misure ben note di protezione ne escono tutti contagiati. E non sono esempi campati per aria. Sono due situazioni che ci sono capitate nei giorni scorsi: con questa variante, dal contagio, non ci si salva. A meno che non si ritorni a utilizzare le forme e gli strumenti di protezione che ben conosciamo e che ben ci tutelano».

Anche perché: Ats Bergamo – che da fine dicembre ha richiesto il sequenziamento di 88 tamponi – dà sì conferma di «soli» 42 casi di variante inglese (e due di “brasiliana”, entrambi viaggiatori, entrambi già negativizzati), ma il dato indica verosimilmente solo la punta dell’iceberg. Non tutti i genomi dei tamponi positivi vengono infatti sequenziati (procedura indispensabile per capire se il virus sia mutato oppure no): oltre ai tamponi positivi dei viaggiatori e ai tamponi positivi che in laboratorio evidenziano alcuni marcatori «spia» della mutazione, Ats richiede il sequenziamento solo per alcuni dei tamponi che derivano da contesti «ad alta infettività».

Spiega Lucia Antonioli: «Se dalle indagini epidemiologiche ci risulta che i contatti di un positivo sono, pure loro, tutti positivi capiamo che con ogni probabilità siamo di fronte alla variante inglese. A quel punto mandiamo alcuni di quei tamponi a sequenziare per averne certezza. Ma attenzione, ne mandiamo solo alcuni: non possiamo sequenziarli tutti, ingolferemmo i laboratori». Da qui l’ipotesi, più che concreta, che i dati ufficiali trasmessi da Ats relativi ai casi di variante siano – appunto – solo la punta dell’iceberg, e che la circolazione del virus con la mutazione d’Oltremanica sia decisamente più ampia. Non a caso, ormai, Ats Bergamo tratta i positivi come se fossero, tutti, positivi alla variante inglese: non solo i positivi, ma pure i contatti.

Significa quindi puntare, da un lato, su un contact tracing decisamente rafforzato (il protocollo prevede che si rintraccino i contatti nei 14 giorni, anziché nelle sole 48 ore precedenti il tampone) e, dall’altro, sull’isolamento portato a 14 (anziché 10) giorni per tutti, con tampone obbligatorio sia a inizio che a fine quarantena. «Detto di queste misure più severe e del nostro lavoro, decisamente più impegnativo, nella fase di contact tracing, deve contare relativamente se si viene contagiati dal virus tradizionale o dalla variante inglese – sostiene Antonioli –. Bisogna evitare di contagiarsi, punto. E le misure per proteggerci le conosciamo a memoria. Eppure guardandosi in giro si vede un certo rilassamento nei comportamenti. Non è possibile abbassare la guardia in alcun contesto, tantomeno in quello familiare, che rimane il setting in cui ci si contagia maggiormente».

Non è difficile per l’Ats tracciare l’identikit dei positivi al Covid-19 di queste ultime ore: «L’età media si è abbassata attorno ai quarant’anni, e la diffusione della variante inglese fra le fasce di popolazione più giovani fa sì che ci siano anche parecchi adolescenti contagiati – chiosa Antonioli –. Per fortuna parliamo di ragazzi quasi sempre asintomatici o con sintomi lievi».


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