Marco, da Grassobbio in Cina: «Il virus mi costringe in casa, ma nessun allarmismo»
Marco Pescarolo è originario di Grassobbio e vive in Cina

Marco, da Grassobbio in Cina: «Il virus mi costringe in casa, ma nessun allarmismo»

Non solo studenti e turisti. Ci sono anche bergamaschi che hanno scelto da anni di vivere in Cina e che ora si trovano a fare i conti con l’emergenza coronavirus che sta mietendo vittime e contagi nel Paese asiatico.

«Il vaccino non è stato ancora trovato, ma mi auguro di cuore che venga scoperto il prima possibile. Mi viene una sola parola dal cuore: forza Cina – racconta con emozione Marco Pescarolo, 31 anni, originario di Grassobbio, presidente del Circolo bergamaschi in Cina dell’Ente bergamaschi nel mondo -. Tre anni fa io e mia moglie Cristina, di nazionalità cinese, abbiamo deciso di lasciare Bergamo per una nuova vita: io volevo studiare medicina cinese, lei voleva ricongiungersi con la mamma e il papà.

Abitiamo nella provincia di Guangxi, lontano da Wuhan e dal focolaio del virus». Una scelta ponderata e portata avanti con determinazione, senza però immaginare lo scenario attuale. Una Cina ferita, con tante città alle prese con l’emergenza negli ospedali e servizi pubblici che funzionano a singhiozzo. Gente con le mascherine in strada e un sistema di prevenzione ai massini livelli.

Guarda l’intervista di Paola Abrate a Marco Pescarolo realizzata per il telegiornale di Bergamo Tv.

Pescarolo è in costante contatto con la sua famiglia d’origine a Grassobbio, anche se le preoccupazioni non mancano: «Tutti i servizi non collegati all’ambiente ospedaliero, essenziali o meno, sono completamente chiusi. Io e mia moglie trascorriamo molto tempo in casa. Usciamo poco, giusto per fare la spesa. L’università ha sospeso le attività fino a data inoltrata. Però c’è un aspetto positivo da sottolineare nell’emergenza: posso trascorrere più tempo insieme alla famiglia, seppur confinati in casa. E posso migliorare il cinese». Pescarolo è fiducioso: «La situazione a mio giudizio è sotto controllo. Sono molto positivo al riguardo. Gli ospedali funzionano, nonostante il notevole afflusso di queste settimane. Il virus ha inciso sulle abitudini di vita in questo Paese. La festa di Primavera a fine gennaio è un momento importante per la cultura cinese, equivale al nostro Capodanno dove tutti mangiano e trascorrono insieme piacevoli momenti. Ma questo Paese saprà reagire».n 


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