Seriate, morfina a malato teminale Denuncia: «Respiratore staccato  presto»

Seriate, morfina a malato teminale
Denuncia: «Respiratore staccato presto»

Il pm Carmen Pugliese ha aperto un’inchiesta sulla morte di Roberto Antonetti, 31 anni, commerciante d’auto originario di Terracina (Latina) che abitava da 11 anni a Osio Sopra, sposato e padre di una bimba di 4 anni.

Roberto aveva una forma gravissima di tumore che gli era stata diagnosticata a dicembre 2015. A far scattare le indagini sul suo decesso, avvenuto il 15 marzo 2016, è stata la denuncia dei familiari. Già nella fase terminale, il 13 marzo, Roberto Antonetti fu portato dai familiari all’ospedale di Alzano, dove era in cura, perché in preda a una crisi respiratoria. I medici avevano optato per il trasferimento a Seriate, in Rianimazione.

Il 14 marzo, in mattinata, «personale medico convocava tutti i familiari - si legge nella denuncia firmata dalla moglie - per comunicare le condizioni molto gravi di mio marito. Ci hanno riferito che sarebbe stata garantita una terapia compassionevole, nel senso che senza sofferenza sarebbe stato accompagnato dolcemente dal sonno alla morte». Il giorno dopo, sempre stando al racconto della moglie «si avvicinava una dottoressa e disse che avrebbe sottoposto mio marito a una dose più elevata di morfina», a seguito della quale «lui non avrebbe più risposto e pian piano sarebbe passato alla morte..

I congiunti accusano la dottoressa: «Ha proceduto a sedare mio marito con una iniezione di morfina - recita la denuncia - e dopo, senza aver prima avvisato, spegneva il macchinario per la respirazione forzata». Stando alla moglie, in quella fase il marito sarebbe stato perfettamente cosciente, tanto da sollevarsi con il busto ed esclamare «Non respiro, non respiro!». «Vista la scena - si legge ancora nella denuncia - abbiamo esortato la dottoressa a riaccendere il respiratore, ma lei ci rispondeva “non vedete che sta morendo?”». «Dopo circa 30 secondi mio marito è spirato e la dottoressa gli ha iniettato un’altra sostanza per via endovenosa. Abbiamo chiamato i carabinieri».


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