Sparatoria al bar, un ferito al volto Molti punti oscuri, pistola non trovata
Il teatro della sparatoria di Ciserano (Foto by Cesni)

Sparatoria al bar, un ferito al volto
Molti punti oscuri, pistola non trovata

Tre colpi d’arma da fuoco hanno ulteriormente surriscaldato l’afosa serata di lunedì 4 luglio a Ciserano e la dinamica dei fatti è ancora in buona parte da ricostruire.

Sei minuti dopo le 20, bar Carpe Diem, via Borgo San Marco 5. Un episodio attira l’attenzione di uno degli animatori dell’oratorio, un trentatreenne che abita in paese: tre persone fuori dal Carpe Diem stanno infatti discutendo animatamente. Lui li osserva. Sono la titolare, B. D., 40 anni, il suo ex marito G., 44 anni, e un terzo uomo, forse il nuovo compagno di lei, di origine albanese. «A un certo punto i toni si sono alzati e l’ex marito ha preso una sedia che si trovava all’esterno del locale e ha fatto un gesto, come se volesse scagliarla addosso alla donna, che però è corsa nel locale per mettersi in salvo, inseguita dall’aggressore».

La sparatoria di Ciserano

La sparatoria di Ciserano
(Foto by Luca Cesni)

Stando all’animatore, anche il terzo uomo sarebbe entrato, subito dopo. Improvvisamente, ecco tre rumori secchi e sordi: sembrano tre spari, il testimone ne è sicuro. Vede la donna chiudere la porta del locale. Poi scorge il suo nuovo compagno uscire e correre in direzione di via Massari. Dopo un po’ lo vede tornare, sta parlando al telefonino con qualcuno. Anche l’animatore ha il cellulare all’orecchio: sta chiamando i carabinieri, che arrivano poco dopo, insieme all’ambulanza del 118.

La sparatoria di Ciserano

La sparatoria di Ciserano
(Foto by Luca Cesni)

I soccorritori portano fuori in barella l’ex marito della barista. È cosciente ma sporco di sangue al volto e al petto. Dopo le prime cure, viene trasportato all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, dove in pronto soccorso gli trovano una ferita di striscio da colpo d’arma da fuoco. Le sue condizioni non sembrano gravi, ma i medici sono prudenti e si riservano di approfondire la lesione.

Intanto i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Treviglio e i loro colleghi della stazione di Zingonia cercano di congelare la scena , raccogliere testimonianze (il locale era aperto e c’era gente) e ricostruire la dinamica dei fatti. Ci sono gli spari, c’è un ferito d’arma da fuoco: ma chi è stato a esploderli? E dov’è l’arma? Nel bar, infatti, non viene trovata.


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