A Bergamo 8000 pensioni «d’oro» «Immorale che ci siano differenze»

A Bergamo 8000 pensioni «d’oro»
«Immorale che ci siano differenze»

A Bergamo e provincia ci sono quasi 8000 pensionati “d’oro”, cioè persone che percepiscono assegni mensili superiori ai 3000 €, mentre la media della pensione in città parla del 39, 81% di pensionati che vivrebbero con assegni da 629.08 €, se si conteggiano i possessori di pensioni di invalidità, Superstite, Assegno sociale e invalidità civile. Lo rende noto la Cisl.

In città ci sono 21.276 pensionati che percepiscono, in media, assegni da 1308 € (le donne, 10.487, ne prendono in media 749,77). Per quanto riguarda la provincia, al 1 gennaio 2017, erano 198.594 i pensionati con assegno per “vecchiaia” in carico all’INPS. L’importo medio mensile supera i 1228 euro, contro i 1179 di due anni prima. Rimane la scandalosa differenza tra assegni maschili e femminili: in due anni la differenza tra le pensioni medie è passata dagli 861 agli 872 €.

I pensionati “ricchi” sono cresciuti, dal 2014 a oggi, del 21%, come di oltre il 20% è cresciuta la fascia di chi riceve assegni da 5000€ e più: sono a oggi 1116, mentre la cifra più numerosa si trova tra i beneficiari di pensioni tra i 3000 e i 3500 €, e cioè 3204 ex lavoratori cresciuti nel giro di tre anni di 621 unità, il 24%. Insomma, sottolinea Roberto Corona, della segreteria FNP CISL di Bergamo, «in periodo di crisi economica chi ha poco percepirà sempre meno e chi percepisce molto prenderà sempre di più. Cosa c’è che non va o non funziona in un sistema sociale dove molti reclamano più equità e questa equità è sempre più sbeffeggiata?»

Sono i dati di una ricerca compiuta dalla FNP CISL provinciale, che denuncia la grande differenza tra i trattamenti pensionistici in atto. «In una provincia dove la media delle pensioni non arriva ai mille euro mensili è perlomeno immorale, se non illecito, che esistano persone che percepiscono assegni previdenziali superiori anche ai diecimila euro». Corona non usa mezzi termini. D’altronde, nella sua carriera, il sindacalista si è più volte reso protagonista di battaglie contro le «pensioni d’oro». Recentemente, è riuscito anche a far approvare dal consiglio comunale di Bergamo, da quello di San Pellegrino e dal Consiglio Provinciale un ordine del giorno che auspicava un tetto massimo al reddito pensionistico, “come atto di solidarietà e condivisione con quelle persone che, avendo lavorato una vita per il benessere di questa società, vivono in modo precario e ora con fatica aiutano figli e nipoti per l’oggettività di questa crisi economica e sociale».

L’Ordine del giorno impegnava «Sindaco e Giunta a farsi interpreti presso Parlamento e Governo affinché vengano adottati provvedimenti normativi che pongano tetti massimi alle pensioni dei dirigenti dello Stato». «Nostra intenzione – dice Corona – è quella di promuovere una sensibilizzazione verso tutta la cittadinanza, attraverso un impegno diretto della classe politica, con un atto concreto di responsabilità e solidarietà».

Si chiede, conclude, «più giustizia sociale per tutti. E più giustizia sociale vuol dire più equità, vuol dire una più equa distribuzione dei sacrifici e che non siano sempre i soliti a pagare per tutti».


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