A Bergamo l’ecologista Vandana Shiva   «Il G7 percorre una strada senza uscita»
Vandana Shiva

A Bergamo l’ecologista Vandana Shiva
«Il G7 percorre una strada senza uscita»

La celebre attivista indiana si scaglia contro l’agricoltura industriale «Porta morte, fuori e dentro di noi. L’alternativa è la produzione locale».

Prima del G7, ha già messo piede a Bergamo l’anti-G7. Con le sue palandrane color carota e il tradizionale bindi rosso in mezzo alla fronte Vandana Shiva si aggirava martedì 10 ottobre tra le colonne della Provincia in via Tasso che il presidente Matteo Rossi ha fatto rivestire con le varierà antiche di mais bergamasco per darle il benvenuto. Facendo centro. «Varietà» in effetti è la parola-manifesto di questa attivista indiana e globale (vegetariana) che si batte con pugno di ferro e sorriso di velluto per cambiare pratiche e paradigmi dell’agricoltura attuale, sempre in rotta di collisione con le multinazionali del cibo. Nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award, che è una specie di «Nobel del Sud» del mondo che intende promuovere una società migliore. Fisica subnucleare, economista e anche un po’ filosofa, Vandana Shiva ha deciso di dedicare la vita alla difesa della «Terra madre» e dei piccoli contadini di ogni parte del globo. Oggi è la teorica più nota dell’«ecologia sociale», che si propone come una «nuova scienza» e al tempo stesso come una bandiera dell’altermondialismo, della critica alla globalizzazione industriale, della sinistra del XXI secolo, insomma.

«Vedo che anche a Bergamo - dice, con il mondo cooperativo, state facendo crescere delle forme di produzione alternative: rappresentano veramente il futuro. Mentre purtroppo quello che il G7 sta promuovendo è una strada senza uscita. Il cambiamento climatico, che preoccupa un po’ tutti, al 50% è determinato dall’industrializzazione dell’agricoltura, che ormai serve a produrre non tanto cibo quanto spazzatura: il 90% del mais e della soia, ad esempio, è coltivato per produrre combustibile».

Mangiare inquina: non è un piccolo problema.
«Il 50% delle emissioni di gas serra oggi proviene dall’industria alimentare; il 50% del cibo prodotto viene buttato via; stiamo distruggendo il 75% delle risorse idriche: queste sono le cifre. Siamo minacciati da questo sistema monoculturale che sta spazzando via il Pianeta e la società. È una catastrofe, è necessario che il G7 che si svolge a Bergamo ne sia informato. Questo non può continuare. Porterà al genocidio delle piccole aziende agricole. Gli ogm stanno già causando danni molto pesanti, con i pesticidi distruggono le altre coltivazioni, e la biodiversità. E questo modello di agricoltura porta morte anche dentro di noi: nella flora intestinale vivono batteri che il cibo cattivo distrugge. Il 70% delle malattie croniche è legato a questo sistema di alimentazione sbagliato, basta leggere i dati del Sistema sanitario americano, tutti i tipi di cancro si stanno diffondendo in maniera esponenziale, fra 20 anni un bambino su due avrà problemi di autismo. Le maggiori crisi mondiali sono legate a questa industrializzazione dell’agricoltura, persino quella dei rifugiati ha lì le sue radici. Tutto viene fatto in nome della riduzione della fame nel mondo, ma in realtà malnutrizione e fame non fanno che aumentare».


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