Aids, a rischio i giovani A Bergamo 100 nuovi casi l’anno

Aids, a rischio i giovani
A Bergamo 100 nuovi casi l’anno

La nostra provincia tra le prime 14 in Italia. Il 70% lo scopre con diagnosi tardiva, 2.835 i malati totali «Prevenzione fondamentale, ragazzi da sensibilizzare».

Numeri stabili, ma le nuove infezioni da Hiv (sieropositivi o con Aids conclamato) resistono e, in particolare nella Bergamasca, segnalano diverse criticità: oltre il 70% dei nuovi casi emergono nella stragrande maggioranza dei casi con una diagnosi tardiva, e quasi sempre al test si arriva per accertamenti su un’altra patologia, e a un’età tra i 25 e i 30 anni, con un contagio quasi sempre per rapporti sessuali non protetti, che risale spesso anche a 10 anni prima.

È proprio per questo che, in occasione della Giornata mondiale per la lotta all’Aids, che si celebra ogni anno l’1 dicembre, le istituzioni sanitarie e sociali della Bergamasca, puntano sullo sviluppo della prevenzione, e sulla sensibilizzazione della popolazione, soprattutto i più giovani. «Se dovessimo banalizzare con una frase, dovremmo dire, che, purtroppo, la paura è passata – sottolinea Marco Rizzi, direttore di Malattie infettive dell’Asst Papa Giovanni di Bergamo – . Si muore meno, se ne parla meno, si sa che i farmaci possono garantire una buona qualità di vita. E ci si protegge meno, un errore gravissimo: significa, unito al fatto che le diagnosi sono tardive, che ci sono giovani malati o comunque infetti da Hiv (sieropositivi) che possono trasmettere il virus ad altri.

I numeri peraltro parlano chiaro: le cifre riferite al 2015 per l’Italia fornite dall’Istituto superiore di sanità, parlano di almeno 125 mila persone con l’Aids o Hiv delle quali 15 mila senza diagnosi, cioè che sono malate ma non lo sanno. La Bergamasca è una delle città italiane con un numero elevato di infezioni: abbiamo in cura, all’Asst Papa Giovanni, 2.750 persone con Hiv, ma contiamo almeno 10 casi a settimana di persone che arrivano a una diagnosi tardiva, sono quasi l’80% dei casi. Persone giovani, tra i 25 e i 30 anni, spesso arrivati a fare il test perché non stanno bene, ma ignorano di essere sieropositivi».

Nel 2015 si sono spesi per curare i malati e i sieropositivi in totale 35 milioni 210.130 euro, di questi oltre 28 milioni per la farmaceutica. E oltre 1 un milione e 300 mila euro sono stati spesi dall’Ats per assistenza extraospedaliera per inserimento in appartamenti protetti o in Rsa persone in condizioni di fragilità (circa una cinquantina l’anno).

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