Al Qaeda: Sassari blindata per il processo Alla sbarra anche l’ex imam di Zingonia
L’ex imam di Zingonia, con la barba rossa, al processo di Sassari

Al Qaeda: Sassari blindata per il processo
Alla sbarra anche l’ex imam di Zingonia

Seconda udienza, sabato 16 gennaio, al palazzo di Giustizia di Sassari per il processo a carico degli 11 cittadini pakistani arrestati nell’aprile 2015 a Olbia e in varie parti d’Italia, accusati di aver costituito una cellula di Al Qaeda. Tra di loro c’è anche Muhammad Hafiz Zulkifal, l’ex imam della moschea di Zingonia arrestato lo scorso aprile nella nostra provincia.

Dentro e fuori dal Tribunale sono state adottate misure di sicurezza straordinarie. Da venerdì sera via Roma è stata chiusa al traffico e sono stati predisposti severi controlli per tutti coloro che varcano la soglia del palazzo. Il presidente del Tribunale di Sassari, Pietro Fanile, ha disposto l’annullamento di qualsiasi altra udienza e la chiusura al pubblico degli uffici per tutta la giornata. Le autorità giudiziarie e i vertici delle forze dell’ordine hanno concordato di trasferire il dibattimento già dalla prossima udienza all’interno di una speciale «aula bunker» che sarà allestita nel carcere sassarese di Bancali.

Il giudice delle indagini preliminari di Cagliari, Ermengarda Ferrarese, il 26 ottobre aveva accolto la richiesta di giudizio immediato per i presunti componenti della cellula, avanzata a fine indagini dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari, Danilo Tronci. Secondo la Dda la cellula con base operativa a Olbia avrebbe pianificato attentati fra il 2008 e il 2010 in Pakistan.

L’indagine è stata lunga e complessa, basata anche su rogatorie internazionali: la cellula, secondo quanto sospettano gli inquirenti, avrebbe ipotizzato una serie di attentati in Italia, mai eseguiti. Il 26 novembre la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato il carcere per Sultan Wali Khan, di 39 anni, capo della comunità pakistana del capoluogo gallurese. Per l’accusa, il 28 ottobre 2009 avrebbe organizzato l’attentato terroristico di Peshawar, in Pakistan, in cui morirono cento persone. Khan è indagato per l’organizzazione dell’attacco, la costituzione del gruppo terroristico «espressione di fondamentalismo religioso» e per aver favorito l’immigrazione clandestina dal Pakistan.

Il processo entrerà nel vivo solo dopo il 23 febbraio, data fissata per l’avvio delle perizie sulle intercettazioni telefoniche e ambientali. All’incontro per l’inizio del lavoro, che si svolgerà a Bologna, parteciperanno i fonici forensi Giampiero Benedetti e Andrea Chiaiso. I due periti nominati dal Tribunale lavoreranno, sui brogliacci, con gli altri tecnici che accusa e difesa nomineranno entro il 15 febbraio, come ha deciso oggi la Corte d’assise di Sassari presieduta dal giudice Pietro Fanile, a latere Teresa Castagna.

Iniziata con la relazione introduttiva del pm Danilo Tronci, che ha ricordato i fatti e i capi di imputazione, l’udienza di oggi è servita per sciogliere le riserve della corte rispetto alle richieste avanzate dalle parti: respinte le eccezioni delle difese, il Tribunale ha dichiarato ammissibili le nuove prove proposte. Secondo l’indagine della Dda di Cagliari e della Digos di Sassari, basata anche su rogatorie internazionali, la cellula con base operativa a Olbia avrebbe pianificato attentati fra il 2008 e il 2010 in Pakistan e in Italia.

Figura centrale del processo è Sultan Wali Khan, di 39 anni, imprenditore, capo della comunità pakistana a Olbia. Avrebbe organizzato l’attentato terroristico di Peshawar, in Pakistan, in cui il 28 ottobre 2009 morirono cento persone. In attesa di poter ascoltare i testimoni, la cui deposizione è legata alla conoscenza delle intercettazioni, le parti hanno concordato di avviare il dibattimento con il racconto del dirigente della Digos di Sassari, Mario Carta, che ha coordinato l’attività investigativa. L’inquirente sarà il protagonista della prossima udienza fissata per il 26 febbraio.


© RIPRODUZIONE RISERVATA